La fiera

E di nuovo fiera. No, non sagra, fiera. Qui arriva la fiera. Che ogni anno sembra che non sarà più la stessa cosa, che tanto ormai,  e invece poi alla fine… Ho un animo truzzo. Alessandro me lo ricorda. Ed è vero. Ne ho conferma ogni 3′ domenica di ottobre. Mi trovo bene in quel frastuono di casse, di ritmi che defibrillano, di inviti ai giri di giostra, urlati nei microfoni, sempre uguali, da anni. Mi piace l’odore dello zucchero filato che si mischia alla nebbia del mattino, si scioglie nel sole del primo pomeriggio e si cristallizza dopo il tramonto. Crêpes, caldarroste e patatine fritte, musica, voci e vestiti nuovi. Gente da fiera, persone che appaiono solo in quest’occasione, calano dalle frazioni con il vestito della domenica e un figlio in più, mentre quello dell’anno prima fugge sempre più veloce da loro, affamati di incontri, affamati di chiacchiere, si fumano le sigarette e il pomeriggio. Gente da fiera, persone che non si vedevano da anni, facce che spariscono bambine e riappaiono adulte. Mi piace osservare tutto questo mentre inseguo mia figlia e la sua fretta di vivere. Mi piace smaltire così il pranzo, la dogmatica sequenza di portate intorno alle quali gli uomini discutono di uno stesso argomento e le donne tengono contemporaneamente ognuna un proprio monologo. Impossibile mangiare altro, davvero. Senz’altro fuori discussione fare altre chiacchere. Tant’è che nel tardo pomeriggio ci si trascina entusiasti a bere l’aperitivo, mani ghiacciate e stomaco stordito. Un giro, due giri, ruotano i bicchieri, ruotano gli incontri. E tutto questo è fiera. Ed è vero che non dura più tanti giorni, che non si fa più amicizia con gli zingari e che gli zingari al massimo son bergamaschi e si chiamano “endy” con la “e” e nemmeno fregano più le biciclette, non si accampano più nella via principale che tornando da scuola sembrava tutto un altro paese, incasinato e col bucato sempre steso, ma in festa. Ed è vero che i giri costano il doppio e durano la metà (soprattutto la domenica), e che i giri del lunedì li fai sulle giostre mezze smontate che sembra sia passato un tornado, e che il trenino si perde nelle rotonde, ma in fondo non cambia niente. E’ sempre fiera.

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