Tempi

“La vita è adesso” cantava Baglioni alcuni anni fa e noi tutti dietro con ovina condiscendenza senza porci il problems del senso. È che tutte quelle vocali sublimavano il nostro bisogno d’espressione, fosse pure attraverso un urlo che poco avevs d’umano,ma tanto aveva della nostra urgenza di vivere. Son passati decenni, s’è placata la voglia di urlare cose e s’è acuito il deiderio di capirne il senso, posto che ci sia. La vita è adesso, aveva ragione e, chapeau, l’ha capito con notevole anticipo. Passato e futuro hanno un valore reltivo. Succede che vivi e, più importante, te ne accorgi. Passi da spettatore ad attore. Le battute sono tue e non suggerite. Capisci quando una carezza è vera. Quelle vere, generano silenzio e solo nel silenzio puoi sentire certe cose. Questo post è orribilmente scontato. Io non lo sono, ma mi prendo la libertà di esserlo, incuante dei giudizi. Ciò che direte di me dirà molto di voi. Io sono in volo e non temo la caduta xchè il panorama vale eventuali ferite. E smettetela di perder tempo con le vite altrui che se vi concentrate sulla vostra potreste addirittura farne un capolavoro. La vera suggestione è provarci, al di là delle paure, mie fedeli compagne. Sembro un prete. 😂

Rimato senza ritmo

​Nel mezzo del cammin di sua vita,

prese inattesa una busa. E zo che la vusa.

Lentamente il dolore si placò,

e la quiete su di lei tornò.

Seduta fra domande e delusioni

ritenne d’essersi un po’ rotta i coglioni.

Verificò la presenza d’altri danni,

e fece pace con i propri affanni.

Capì che non si muor per una tiga

e festeggiò buttando via una siga.

Un po’ si vergognò della scenata,

e dell’essersi cosi maldestramente amata.

Scelse con cura le parole da non dire

chè tante vuote ne aveva dovute sentire.

S’ama facile col verbo,

poi il nulla, niente in serbo.

Solo l’eco dei suoi forse,

cacciò vita in brutte borse.

Val la pena, ora mi chiedo,

mentre ancora un po’ mi siedo,

(che va bene il ragionare, ma non voglio poi sudare)

val la pena, stavo a dire,

rotolarsi nel patire ?

Che patire poi per cosa,

che la vita è mica rosa.

Puoi sperarci ed anzi fallo,

ma di rado è un gran ballo.

Però è bella, è bella tanto,

io la vivo e me ne vanto (mica vero, ma non mi veniva la rima).

Scherzi a parte ghè dè ndaa

moèr èl cul e caminaa,

Bùse, sas e strupei, i fa bòòn anca chèi.

Il cadere è poca cosa 

se ti alzi senza posa.

Anche queste son parole,

poi la vita ha un’ altra mole,

ma dal poco che ho compreso,

solo i fatti hanno un peso.

Il mio caso è un po’ speciale,

perchè a scriver curo il male.

Non pretendo mi si creda,

non adesco alcuna preda.

Mi diverto a modo mio,

scribacchiando al mio io.

È una coccola al mio cuore,

una specie di calore.

Grazie a chi mi vuole bene,

e lenisce le mie pene.

Spiace per chi mi ha usato,

che non venga ricambiato.

Nulla infine so provare,

per chi mi ha fatto amareggiare.

Se fa mia del mal per niènt

Sa te ghèt casin in mènt.

Cor de preda, testa voda,

ara che la vita l’è na roda.

Me sa gh’entri cui to mai,

che anche me gò i me guai.

Se una mano può servire,

son capace di offrire.

Ma i ladri non li accetto,

non si gioca con l’affetto.

Ora smetto, devo andare,

voglio ancora camminare.

Digital contrarietà

​No, ma bello io nuovo telefono. Bello bello. Èl fiol dè gucion commenta un mio post dell’82 e mi arriva notifica vibro-cromo-sonora. Mia sorella mi scrive in whattsapp che ha dell’olio sardo, x dire, e ciccia, tutto tace. Ora, immagino vada configurato, il telefono, ma il buon senso base dei cinesi, o giapponesi o coreani  che in ogni caso son tanti e si possono confrontare… con quello che costa e facciamolo uno sforzo: non costringete l’utente medio a far sudar le sinapsi: commento fiol dè gucion rilevanza 1, segnalazione presenza cibo rilevanza 10.  E anche tu, mio caro Zuckerberg che vai per i 33, ragiuna. Gesù alla tua età aveva già moltiplicato pani e pesci (x tacer della trasformazione dell’acqua in vino), cioè aveva un occhio di riguardo x il cibo. Tu ci censuri tette e culi, che fra l’altro apparivano solo ed esclusivamente in fb, e non ci agevoli le comunicazioni culinarie. Contribuisci al “never a joy” imperante. Perchè il più grande business resta sempre l’insoddisfazione. E allora tu crei bisogni inesistenti che poi la gente cerca di soddisfare coi tuoi mezzi. Sei il contagio e la cura, ma lo diceva già Shakespeare qualche anno fa, ormai lo sanno anche i sassolini piccoli. Solo che, quel dommage, funziona. Cmq a me sta più simpatico Gesù che aveva meno mezzi, ma era più creativo.

Mia mamma qualche giorno fa mi ha detto una cosa strana: trasforma la paura in rabbia. Io non ho molta dimistichezza con la rabbia, non con quella espressa per lo meno e detto da una donna che sembra la gioia di vivere con le gambe, m’ha fatto strano. Poi son successe cose, come spesso avviene a chi si alza la mattina e la rabbia piano piano è montata come un meraviglioso gruppo di albumi. Ho provato odio, mai provato in vita mia e sono stata salvata da una sconfitta. La prima vittoria su me stessa.

Un rifiuto, in termini tecnici e privato di fronzoli. Una sconfitta. Il terribile mostro che si palesa e ti guarda negli occhi e… e un cazzo. È fatto di fuffa tua, togli la lanugine di dramma, vittimismo, senso di ingiustizia, orgoglio, trauma, resta una pietruzza, ma è una pietruzza magica perchè da lei parti tu che ora sai, cosa c’è al di là dell’intentato. Ci son cose alla tua portata ed altre meno, ci son cose che ti stanno bene addosso e altre no. Resta poco spazio per I sensi di colpa perchè la maggior parte è occupato dalla curiosità. L’esito diviene secondario. Protagonista primario sei tu, con tutte le cadute e le sconfitte del caso. Il tentativo. Lo sbilanciamento. Il rischio. L’accettazione della sofferenza come passaggio naturale, fortificante. Non c’è più gara, cala la tensione. Devo molto a chi non mi ha amato. Devo qualcosa in più a chi l’ha fatto. I primi mi hanno insegnato a vivere, I secondi mi hanno fatto vivere bene. In ogni caso, lunga vita a tutti… malgrado tutto faccio fatica ad incazzarmi sul serio. Va da se che se accadesse…

Credito

Non sempre, ma a volte accade che l’accumularsi di sofferenze, non necessariamente profonde, ma sufficienti a ferire, creino inconsciamente un senso di credito nei confronti della vita. Cullati da aforismi spiccioli, ma funzionali, perché sembran confermare l’inespressa teoria, si prosegue nella vita con una sottesa arroganza, che irrigidisce il sentire, ne deforma le percezioni, restituendo verità offuscate e strozzando la capacità di imparare, di capire, di interiorizzare. Ne parlavo giusto stamattina all’alba con la Madonna di Loreto – santa donna d’infinita pazienza e con il pregevolissimo dono della sintesi – e m’è parso concordasse. Meno piacevole il fatto che mi fissasse, rendendomi soggetto, mentre io avrei preferito tanto fare il complemento oggetto che ha molte meno responsabilità. Ad ogni modo ho capito, mi sono capita. Fuori un cinguettio che poteva essere un applauso x la mia tardiva presa di coscienza oppure l’informazione che aver difetti non è grave, se li accetti. Probabilmente entrambe le cose.