Schemi

Schema 2 – 1 – 2

L’uno sembra terribilmente solo, visto dalla giusta distanza. I due son più coreografici, calmierati e diffondono serenità, l’idea che tutto sia a posto. L’idea di “giusto”, qualunque essa sia.

Eppure potrebbe non essere così, ma occorre smettere di vedere in modo convenzionale ed esercitare il dubbio. 

Lo sta esercitando l’uno in questo momento, effettivamente facilitato dal fatto di essere solo e potersi dedicare a se stesso, alla propria libertà, che, se è vera, cioè mentale, costa ed è splendida come certi sentieri che nessuno percorre perchè troppo faticosi. 

Non ho mai pensato ai rapporti umani come a delle guerre, ma se fosse necessario, mi sentirei vincente anche nella sconfitta. 

Per via della lealtà, dell’inspiegabile coraggio che trovo in presenza di un affetto vero.

Sono sola in mezzo alla gente, ma sono esattamente dove e come vorrei essere, in questo momento… vabbè, magari senza febbre.

La malattia, seppur di poco conto, ti cambia la prospettiva, ti epura da molte paure, ti libera dal superfluo e conserva l’essenziale, come diceva Jodorowski della vecchiaia.

Il medesimo effetto si può ottenere con 2 o 3 birre e la giusta dose di amore in corpo.

E che tutto vada come deve andare.   

A dispetto di qualunque prima e in caso di qualsiasi dopo.

 

E non ci pensi che ci son cose che possono stabilire la differenza nel tuo modo di sentire, o ci pensi, ma come puro esercizio di stile, non credendoci, non ponendoti nemmeno il problema del se siano vere o meno.

Ti passano immagini in testa, dietro agli occhi, non le guardi neppure, occupata a guardar fuori o molto in profondità dentro di te. Parli con te stessa, in silenzio, teorizzi, costruisci idee, concetti utili come approdi, al bisogno.

Prosegui la tua vita, un passo dopo l’altro, a caccia del bello, del diverso, del “giusto”. Avverti in lontananza la sensazione che tutto questo cercare stia diventando una sorta di collezionismo di piccole emozioni, di rapidi sorrisi, eppure non è una strada sbagliata. Non servono grandi cose, ti ripeti, accusandoti di eccesso di ambizione… o di idealismo… o di ignoranza.

La tua fortuna è palese, il tuo non saperla apprezzare attiene al tuo essere un po’ stronza, ma neppure questa considerazione ti fa star male più di tanto. Un passo dopo l’altro, piccole cose, rapidi sorrisi, emozioni monouso.

Va bene così, che di strada ne stai facendo tanta, magari lentamente, ma non ti fermi. Tu con te stessa, equidistante da tutti: che non ti rallentino, che non ti distraggano, che non ti annoino. Un passo dopo l’altro, piccole cose, rapidi sorrisi, emozioni monouso.

Poi succede un tavolo. Poi succede una sedia, fra quelle del tavolo, su cui qualcuno si siede.

Poi succede che ti guarda mentre ti parla, e succede Baricco:

Ma d’uno sguardo per cui guardare già è una parola troppo forte. Sguardo meraviglioso che è vedere senza chiedersi nulla, vedere e basta. Qualcosa come due cose che si toccano – gli occhi e l’immagine– uno sguardo che non prende ma riceve, nel silenzio più assoluto della mente, l’unico sguardo che davvero ci potrebbe salvare – vergine di qualsiasi domanda, ancora non sfregiato dal vizio del sapere – sola innocenza che potrebbe prevenire le ferite delle cose quando da fuori entrano nel cerchio del nostro sentire-vedere-sentire– perché sarebbe nulla di più che un meraviglioso stare davanti, noi e le cose, e negli occhi ricevere il mondo – ricevere – senza domande, perfino senza meraviglia – ricevere –solo– ricevere– negli occhi – il mondo.

Poi succede un altro posto e un altro tavolo e un altro sguardo mentre ti parla.

E capisci, ma non subito, perché prima senti, e poi dopo, se ci pensi, quando ci pensi, capisci – capisci che in quello sguardo c’è la linea di un prima e di un dopo, c’è qualcosa che li dividerà per sempre e che li terrà insieme, e che ti terrà insieme, a dispetto di qualunque prima e in caso di qualsiasi dopo.

E lentamente ti entra qualcosa, tra gli occhi e la pancia, che ti apre alle possibilità.

E ti vedi allo specchio e cominci a riconoscerti perché la tua vera immagine prende forma, perché cominci ad assomigliarti sul serio.

Poi succede la presenza, la comprensione, la libertà, il bisogno… questo demonizzato, si il bisogno, e non son più piccole cose, rapidi sorrisi, emozioni monouso. Diventa tutto più complicato. Diventa tutto più vero.

E poi succede che sei viva. E poi succede che ti piace.

 

Moviola

Scrivo per rallentare il corso dei miei pensieri, che si accavallano alle emozioni in una burrasca di silenzio.

Scrivo perchè non resti l’idea che non voglio dire le cose, è che non so farlo quando serve. Occorrerà imparare. Nel frattempo scrivo.

Scrivo della mia desolazione, della mia paura, dell’infinita tenerezza di due occhi che attendono risposte da me, totalmente inebetita da troppe sensazioni.

Scrivo lo stupore di trovarmi con una persona che ferma la sua macchina, forse la sua vita x darmi tempo di spiegare cose che non riesco – ancora – a dire.

Scrivo il peso di tutte le colpe che mi sento addosso, degli errori commessi, scrivo perchè non mi conosco.

Mi scrivo.

E poi scrivo a te, cosi diverso da tutti e cosi uguale in certe piccole cose.

Ti scrivo la mia muta richiesta di perdono probabilmente non necessaria, ti scrivo il mio bisogno di lentezza, delicatezza, pazienza. Tutte cose che io non so dare, ma chiedo. E lo so che è tutto sbagliato, ma i tuoi occhi erano giustissimi ed infinita la mia paura di perderli.

Se se se 

Un pezzo di strada ancora insieme, vuoi ?

Maldito

Strati su strati su strati.

Ti ritrovi come la statuetta sommersa di un vecchio luna park e nemmeno lo sai.

Pretendi l’immobilità perchè è la cosa che più conosci, quella che fa meno male, ma anche questo non lo sai.

Poi arriva la burrasca, di quelle serie con correnti sotterranee.

Aria, finalmente, movimento finalmente.

E poi la domanda.

Cosa faccio io in una dimensione che non conosco più ?

Come mi muovo… se so muovermi ?

E di nuovo quella voce, a metà fra pancia e testa, forse in posizione anima, che mi dice di andare.

E seguo i tuoi occhi color bonaccia,

E mi affido alle tue mani forti e premurose,

E mangio parole dalla tua bocca,

E mi vesto della tua pelle.

Tremo.

E ti seguo. 

Gli abissi diventano altezze e non ho più punti di riferimento se non i tuoi occhi, quelli di prima, color bonaccia. Forse mi stai salvando, forse mi stai ammazzando, forse le due cose coincidono. Muore il bruco x far nascer la farfalla. Finisce la cascata x dar inizio al fiume. Palabras. Resta que te quiero. Maldito.