A dispetto di qualunque prima e in caso di qualsiasi dopo.

 

E non ci pensi che ci son cose che possono stabilire la differenza nel tuo modo di sentire, o ci pensi, ma come puro esercizio di stile, non credendoci, non ponendoti nemmeno il problema del se siano vere o meno.

Ti passano immagini in testa, dietro agli occhi, non le guardi neppure, occupata a guardar fuori o molto in profondità dentro di te. Parli con te stessa, in silenzio, teorizzi, costruisci idee, concetti utili come approdi, al bisogno.

Prosegui la tua vita, un passo dopo l’altro, a caccia del bello, del diverso, del “giusto”. Avverti in lontananza la sensazione che tutto questo cercare stia diventando una sorta di collezionismo di piccole emozioni, di rapidi sorrisi, eppure non è una strada sbagliata. Non servono grandi cose, ti ripeti, accusandoti di eccesso di ambizione… o di idealismo… o di ignoranza.

La tua fortuna è palese, il tuo non saperla apprezzare attiene al tuo essere un po’ stronza, ma neppure questa considerazione ti fa star male più di tanto. Un passo dopo l’altro, piccole cose, rapidi sorrisi, emozioni monouso.

Va bene così, che di strada ne stai facendo tanta, magari lentamente, ma non ti fermi. Tu con te stessa, equidistante da tutti: che non ti rallentino, che non ti distraggano, che non ti annoino. Un passo dopo l’altro, piccole cose, rapidi sorrisi, emozioni monouso.

Poi succede un tavolo. Poi succede una sedia, fra quelle del tavolo, su cui qualcuno si siede.

Poi succede che ti guarda mentre ti parla, e succede Baricco:

Ma d’uno sguardo per cui guardare già è una parola troppo forte. Sguardo meraviglioso che è vedere senza chiedersi nulla, vedere e basta. Qualcosa come due cose che si toccano – gli occhi e l’immagine– uno sguardo che non prende ma riceve, nel silenzio più assoluto della mente, l’unico sguardo che davvero ci potrebbe salvare – vergine di qualsiasi domanda, ancora non sfregiato dal vizio del sapere – sola innocenza che potrebbe prevenire le ferite delle cose quando da fuori entrano nel cerchio del nostro sentire-vedere-sentire– perché sarebbe nulla di più che un meraviglioso stare davanti, noi e le cose, e negli occhi ricevere il mondo – ricevere – senza domande, perfino senza meraviglia – ricevere –solo– ricevere– negli occhi – il mondo.

Poi succede un altro posto e un altro tavolo e un altro sguardo mentre ti parla.

E capisci, ma non subito, perché prima senti, e poi dopo, se ci pensi, quando ci pensi, capisci – capisci che in quello sguardo c’è la linea di un prima e di un dopo, c’è qualcosa che li dividerà per sempre e che li terrà insieme, e che ti terrà insieme, a dispetto di qualunque prima e in caso di qualsiasi dopo.

E lentamente ti entra qualcosa, tra gli occhi e la pancia, che ti apre alle possibilità.

E ti vedi allo specchio e cominci a riconoscerti perché la tua vera immagine prende forma, perché cominci ad assomigliarti sul serio.

Poi succede la presenza, la comprensione, la libertà, il bisogno… questo demonizzato, si il bisogno, e non son più piccole cose, rapidi sorrisi, emozioni monouso. Diventa tutto più complicato. Diventa tutto più vero.

E poi succede che sei viva. E poi succede che ti piace.

 

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Il mio orizzonte.

Sconosciuto naufragio… alla deriva nel mio centro.

Ho perso di vista i confini di terre che non sono più casa e che forse non lo sono mai state. Mi accompagna una paura dolce, lenta, della quale non voglio liberarmi perché sento che mi sta bisbigliando cose che devo imparare, che voglio imparare.

Sconosciuto naufragio… che sa più di volo che di navigazione, più d’aria che d’acqua.

E mi arrendo a ciò che non è battaglia, ma scambio, chiudo gli occhi di fronte all’assenza di destinazione: è  tutto orizzonte e tutto raggiungibile, trattengo sulla lingua il sapore della possibilità di perdermi e lo assaporo. E sorrido, con me.

Bicchiere pieno, bicchiere vuoto.

Seduta sul pavimento, i piedi sul divano, cambio prospettiva ai miei dogmi, contemplo la loro trasformazione, che poi è la mia.

Quanto ancora c’è di me che ancora non c’è ? E quanto da eliminare, zavorra inutile che lega alla terra del non possibile ?

Scivolo tra abrasive rabbie altrui in silenzio… e ti guardo. Il mio orizzonte.

Digital contrarietà

​No, ma bello io nuovo telefono. Bello bello. Èl fiol dè gucion commenta un mio post dell’82 e mi arriva notifica vibro-cromo-sonora. Mia sorella mi scrive in whattsapp che ha dell’olio sardo, x dire, e ciccia, tutto tace. Ora, immagino vada configurato, il telefono, ma il buon senso base dei cinesi, o giapponesi o coreani  che in ogni caso son tanti e si possono confrontare… con quello che costa e facciamolo uno sforzo: non costringete l’utente medio a far sudar le sinapsi: commento fiol dè gucion rilevanza 1, segnalazione presenza cibo rilevanza 10.  E anche tu, mio caro Zuckerberg che vai per i 33, ragiuna. Gesù alla tua età aveva già moltiplicato pani e pesci (x tacer della trasformazione dell’acqua in vino), cioè aveva un occhio di riguardo x il cibo. Tu ci censuri tette e culi, che fra l’altro apparivano solo ed esclusivamente in fb, e non ci agevoli le comunicazioni culinarie. Contribuisci al “never a joy” imperante. Perchè il più grande business resta sempre l’insoddisfazione. E allora tu crei bisogni inesistenti che poi la gente cerca di soddisfare coi tuoi mezzi. Sei il contagio e la cura, ma lo diceva già Shakespeare qualche anno fa, ormai lo sanno anche i sassolini piccoli. Solo che, quel dommage, funziona. Cmq a me sta più simpatico Gesù che aveva meno mezzi, ma era più creativo.

E’ stato, accadde, è vero.

Fu in un giorno, fu una data

che segna il tempo al tempo.

Fu in un luogo che io vedo.

I suoi piedi toccavano il suolo

questo stesso che tutti tocchiamo.

Il suo vestito

era simile ad altri

che indossano altri uomini.

Il suo orologio sfogliava calendari,

senza scordare un’ora:

come contano gli altri.

E quello che lui mi disse

fu in una lingua del mondo,

con grammatica e storia.

Così vero

che sembrava menzogna.

No.

Devo viverlo dentro,

me lo devo sognare

(F. Pessoa… storpiato da me)

Ci sono felicità la cui sola espressione è nel silenzio. Sono intime, dentro.

Onde di piacere che schiumano lente e s’infrangono in un’alzata di sguardo a riconoscere che la vita ti cammina accanto.

E la fretta di ritrovare ciò che non è perduto, e la calma di assaporarlo, lungo vecchi vicoli che non iniziano e non finiscono.

Ascolto passi che non fanno rumore, respiro il silenzio di una  presenza frugando con gli occhi nelle finestre illuminate delle case intorno.

Rimbalza la bellezza fra di noi, distratti dalla nostra attenzione, legati, sciolti, ritrovati, allontanati.

Occorre osservarti da lontano, occorre uno sfondo, una scenografia, occorre ridurti a personaggio, a comparsa perché sembri tutto più vero.

Occorre averti vicino senza guardarti, una calma di mani a toccare le mani,  gesti noti del nostro sempre.

Ed è sempre anche adesso, quando al buio rotto da qualche lampione inciampo nei tuoi occhi e li riconosco, sempre.

(A.B.)

Un giorno un vecchio mi disse: ” Quando incontri qualcuno, e questo qualcuno ti fa fermare il cuore per alcuni secondi: fai attenzione, questo qualcuno potrebbe essere la persona più importante della tua vita.
Se gli occhi si incrociano e in quel momento c’è la stessa luce intensa tra loro: stai allerta, può essere la persona che stai aspettando dal giorno che sei nato. Se il tocco delle labbra è stato intenso, se il bacio è stato appassionante e gli occhi si sono riempiti di acqua in quel momento: rifletti, c’è qualcosa di magico tra voi. Se il primo e l’ultimo pensiero del giorno è per quella persona, se il desiderio di stare insieme arriva a stringerti il cuore: ringrazia Dio, ti ha mandato un dono divino…l’amore. Se un giorno doveste chiedere perdono l’uno a l’altro per qualche motivo e in cambio ricevere un abbraccio, un sorriso, una carezza fra i capelli e i gesti varranno più di mille parole: arrenditi, voi siete fatti l’uno per l’altro. Se per qualche motivo fosse triste, se la vita le avesse inflitto un colpo e tu sarai lì a soffrire il suo dolore, a piangere le sue lacrime e asciugarle con affetto: che cosa meravigliosa! Lei potrà contare su di te in qualsiasi momento della vita. Se riesci col pensiero a sentire l’odore della persona come se si trovasse al tuo fianco, e se la trovi meravigliosamente bella anche quando indossa un vecchio pigiama, ciabatte e ha i capelli arruffati. Se non riesci a lavorare per tutto il giorno, emozionato per l’appuntamento che avete…se non riesci ad immaginare in nessun modo un futuro senza quella persona, e se hai la certezza che la vedrai invecchiare e, anche così, sei convinto che continueresti ad essere pazzo per lei. Se preferiresti morire prima di vedere l’altra andarsene…allora vuol dire che l’amore è entrato nella tua vita! E’ un dono!”
Poi sorrise e mi disse: “Molte persone si innamorano molte volte nella vita, ma poche amano o trovano un amore vero. A volte lo incontrano e non prestano attenzione a questi segnali, e lo lasciano passare senza accadere veramente. E’ libero arbitrio. Per questo, presta attenzione ai segnali, non lasciare che le follie del quotidiano ti rendano cieco alla miglior cosa della vita: l’amore! Quello che è sincero non cambia mai!”
Carlos Drummond de Andrade

Lettera d’amore di John Keats a Fanny Brawne

Citazione

13 ottobre 1819
In questo momento mi sono messo a copiare dei bei versi.
Non riesco a proseguire con una certa soddisfazione. Ti devo dunque scrivere una riga o due per vedere se questo mi concede di escluderti dalla mia mente anche per un breve momento. Dentro la mia anima non so pensare a null’altro.
Tempo fa avevo la forza di ammonirti contro la poco promettente mattina della mia vita.
Il mio amore mi ha reso egoistico. Non posso esistere senza di te. Scorderei tutto pur di vederti ancora.
La mia vita sembra fermarsi qui, non vedo oltre. Mi hai assorbito.
In questo preciso momento ho la sensazione di essermi dissolto.
Sarei profondamente infelice senza la speranza di vederti presto.
Sarei spaventato di dovermi allontanare da te.
Mia dolce Fanny, cambierà mai il tuo cuore? Mio amore cambierà?
Ora il mio amore è senza limiti… Tuo biglietto è arrivato proprio qui.
Non posso essere felice lontano da te. È più ricco di una nave di perle. Non mi trattare male neanche per scherzo.
Mi sono meravigliato che gli uomini possano morire martiri per la loro religione. Ho avuto un brivido. Ora non rabbrividisco più.
Potrei essere un martire per la mia religione – la mia religione è l’amore – potrei morire per questo. Potrei morire per te.
Il mio credo è l’amore e tu sei il mio unico dogma.
Mi hai incantato con un potere al quale non posso resistere; eppure potevo resistere fino a quando ti vidi; e perfino dopo averti visto ho tentato spesso “di ragionare contro le ragioni del mio amore”.
Non posso più farlo. Il dolore sarebbe troppo grande.
Il mio amore è egoista. Non posso respirare senza di te.
Tuo per sempre
John Keats
(chiedo scusa… mi son lasciata andare… ma è talmente facile…)