Schemi

Schema 2 – 1 – 2

L’uno sembra terribilmente solo, visto dalla giusta distanza. I due son più coreografici, calmierati e diffondono serenità, l’idea che tutto sia a posto. L’idea di “giusto”, qualunque essa sia.

Eppure potrebbe non essere così, ma occorre smettere di vedere in modo convenzionale ed esercitare il dubbio. 

Lo sta esercitando l’uno in questo momento, effettivamente facilitato dal fatto di essere solo e potersi dedicare a se stesso, alla propria libertà, che, se è vera, cioè mentale, costa ed è splendida come certi sentieri che nessuno percorre perchè troppo faticosi. 

Non ho mai pensato ai rapporti umani come a delle guerre, ma se fosse necessario, mi sentirei vincente anche nella sconfitta. 

Per via della lealtà, dell’inspiegabile coraggio che trovo in presenza di un affetto vero.

Sono sola in mezzo alla gente, ma sono esattamente dove e come vorrei essere, in questo momento… vabbè, magari senza febbre.

La malattia, seppur di poco conto, ti cambia la prospettiva, ti epura da molte paure, ti libera dal superfluo e conserva l’essenziale, come diceva Jodorowski della vecchiaia.

Il medesimo effetto si può ottenere con 2 o 3 birre e la giusta dose di amore in corpo.

E che tutto vada come deve andare.   

Moviola

Scrivo per rallentare il corso dei miei pensieri, che si accavallano alle emozioni in una burrasca di silenzio.

Scrivo perchè non resti l’idea che non voglio dire le cose, è che non so farlo quando serve. Occorrerà imparare. Nel frattempo scrivo.

Scrivo della mia desolazione, della mia paura, dell’infinita tenerezza di due occhi che attendono risposte da me, totalmente inebetita da troppe sensazioni.

Scrivo lo stupore di trovarmi con una persona che ferma la sua macchina, forse la sua vita x darmi tempo di spiegare cose che non riesco – ancora – a dire.

Scrivo il peso di tutte le colpe che mi sento addosso, degli errori commessi, scrivo perchè non mi conosco.

Mi scrivo.

E poi scrivo a te, cosi diverso da tutti e cosi uguale in certe piccole cose.

Ti scrivo la mia muta richiesta di perdono probabilmente non necessaria, ti scrivo il mio bisogno di lentezza, delicatezza, pazienza. Tutte cose che io non so dare, ma chiedo. E lo so che è tutto sbagliato, ma i tuoi occhi erano giustissimi ed infinita la mia paura di perderli.

Se se se 

Un pezzo di strada ancora insieme, vuoi ?

Maldito

Strati su strati su strati.

Ti ritrovi come la statuetta sommersa di un vecchio luna park e nemmeno lo sai.

Pretendi l’immobilità perchè è la cosa che più conosci, quella che fa meno male, ma anche questo non lo sai.

Poi arriva la burrasca, di quelle serie con correnti sotterranee.

Aria, finalmente, movimento finalmente.

E poi la domanda.

Cosa faccio io in una dimensione che non conosco più ?

Come mi muovo… se so muovermi ?

E di nuovo quella voce, a metà fra pancia e testa, forse in posizione anima, che mi dice di andare.

E seguo i tuoi occhi color bonaccia,

E mi affido alle tue mani forti e premurose,

E mangio parole dalla tua bocca,

E mi vesto della tua pelle.

Tremo.

E ti seguo. 

Gli abissi diventano altezze e non ho più punti di riferimento se non i tuoi occhi, quelli di prima, color bonaccia. Forse mi stai salvando, forse mi stai ammazzando, forse le due cose coincidono. Muore il bruco x far nascer la farfalla. Finisce la cascata x dar inizio al fiume. Palabras. Resta que te quiero. Maldito.

Veramente vi interessa ?

Mi dicono che devo scrivere, ma io non ho nulla da dire. Forse accennare al tocco di certe mani, o magari il tentar di descrivere alcuni sguardi. Le parole, che conosco sufficientemente, sono malattia e cura (scusa Willy x il plagio nemmeno fedele).  Eppure il silenzio talvolta è la massima forma espressiva. Sono nella vita come nella corrente di un fiume. Qualcosa meno, probabilmente. Potrei nuotare. O aggrapparmi a sporgenze, ma non lo faccio. Veramente vi interessa ?

Tempi

“La vita è adesso” cantava Baglioni alcuni anni fa e noi tutti dietro con ovina condiscendenza senza porci il problems del senso. È che tutte quelle vocali sublimavano il nostro bisogno d’espressione, fosse pure attraverso un urlo che poco avevs d’umano,ma tanto aveva della nostra urgenza di vivere. Son passati decenni, s’è placata la voglia di urlare cose e s’è acuito il deiderio di capirne il senso, posto che ci sia. La vita è adesso, aveva ragione e, chapeau, l’ha capito con notevole anticipo. Passato e futuro hanno un valore reltivo. Succede che vivi e, più importante, te ne accorgi. Passi da spettatore ad attore. Le battute sono tue e non suggerite. Capisci quando una carezza è vera. Quelle vere, generano silenzio e solo nel silenzio puoi sentire certe cose. Questo post è orribilmente scontato. Io non lo sono, ma mi prendo la libertà di esserlo, incuante dei giudizi. Ciò che direte di me dirà molto di voi. Io sono in volo e non temo la caduta xchè il panorama vale eventuali ferite. E smettetela di perder tempo con le vite altrui che se vi concentrate sulla vostra potreste addirittura farne un capolavoro. La vera suggestione è provarci, al di là delle paure, mie fedeli compagne. Sembro un prete. 😂

Rimato senza ritmo

​Nel mezzo del cammin di sua vita,

prese inattesa una busa. E zo che la vusa.

Lentamente il dolore si placò,

e la quiete su di lei tornò.

Seduta fra domande e delusioni

ritenne d’essersi un po’ rotta i coglioni.

Verificò la presenza d’altri danni,

e fece pace con i propri affanni.

Capì che non si muor per una tiga

e festeggiò buttando via una siga.

Un po’ si vergognò della scenata,

e dell’essersi cosi maldestramente amata.

Scelse con cura le parole da non dire

chè tante vuote ne aveva dovute sentire.

S’ama facile col verbo,

poi il nulla, niente in serbo.

Solo l’eco dei suoi forse,

cacciò vita in brutte borse.

Val la pena, ora mi chiedo,

mentre ancora un po’ mi siedo,

(che va bene il ragionare, ma non voglio poi sudare)

val la pena, stavo a dire,

rotolarsi nel patire ?

Che patire poi per cosa,

che la vita è mica rosa.

Puoi sperarci ed anzi fallo,

ma di rado è un gran ballo.

Però è bella, è bella tanto,

io la vivo e me ne vanto (mica vero, ma non mi veniva la rima).

Scherzi a parte ghè dè ndaa

moèr èl cul e caminaa,

Bùse, sas e strupei, i fa bòòn anca chèi.

Il cadere è poca cosa 

se ti alzi senza posa.

Anche queste son parole,

poi la vita ha un’ altra mole,

ma dal poco che ho compreso,

solo i fatti hanno un peso.

Il mio caso è un po’ speciale,

perchè a scriver curo il male.

Non pretendo mi si creda,

non adesco alcuna preda.

Mi diverto a modo mio,

scribacchiando al mio io.

È una coccola al mio cuore,

una specie di calore.

Grazie a chi mi vuole bene,

e lenisce le mie pene.

Spiace per chi mi ha usato,

che non venga ricambiato.

Nulla infine so provare,

per chi mi ha fatto amareggiare.

Se fa mia del mal per niènt

Sa te ghèt casin in mènt.

Cor de preda, testa voda,

ara che la vita l’è na roda.

Me sa gh’entri cui to mai,

che anche me gò i me guai.

Se una mano può servire,

son capace di offrire.

Ma i ladri non li accetto,

non si gioca con l’affetto.

Ora smetto, devo andare,

voglio ancora camminare.