Affido ad alcuni versi di Wislawa Szymborska, ciò che io direi con troppo livore per l’urgenza di buttarlo fuori… e come sempre ringrazio la poesia, anche quella dei tuoi occhi, che sa sciogliere i miei nodi:

“Devo molto
a quelli che non amo.

La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.

Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.

“Non devo loro nulla” –
direbbe l’amore
sulla questione aperta.”

 

 

La pantera

Dal va e vieni delle sbarre è stanco
l’occhio, tanto che nulla più trattiene.
Mille sbarre soltanto ovunque vede
e nessun mondo dietro mille sbarre.

Molle ritmo di passi che flessuosi e forti
girano in minima circonferenza,
è una danza di forze intorno a un centro
ove stordito un gran volere dorme.

Solo dalle pupille il velo a volte
s’alza muto – un’immagine vi penetra,
scorre la quiete tesa delle membra-
e nel cuore si smorza.
Rainer Maria Rilke

Per vardàr dentro i çieli sereni 

Là sú sconti da nuvoli neri,

Gò lassà le me vali e i me orti,

Par andar su le çime dei monti.

Son rivà su le çime dei monti,

Gò vardà dentro i çieli sereni,

Vedarò le me vali e i me orti,

Là zò sconti da nuvoli neri ?

(Giacomo Noventa)

Se…

Se avessi avuto ali anzichè pinne,

Se avessi guardato più cielo e meno terra,

Se avessi detto tutte le parole che mi si appoggiavano sulla lingua,

Se avessi provato un po’ di più,

Se avessi capito un po’ di più,

Se avessi riconosciuto i sogni come tali al momento giusto,

Se me ne fossi andata prima,

Se non avessi mai iniziato,

Oppure, se lo avessi fatto,

Se avessi accettato,

Se avessi pazientato,

Se avessi pianto ogni volta che le lacrime lo chiedevano,

Se avessi ascoltato anche i gesti.

 

Che cosa succede se io bacio tutti i luoghi del tuo corpo che ti hanno insegnato ad odiare?
Cosa succede se poso le mani su di te e le lascio così,
abbastanza a lungo finchè il mio calore aderisce al tuo
e tu dimentichi che fra la mia pelle e la tua c’è spazio?
Che cosa succede se mi piace tutto ciò che ti hanno detto di detestare e passo le mie giornate a sporcare il tuo cervello ben lavato?
Che succede se ti mostro nuove immagini di te stessa che hai accuratamente evitato di vedere allo specchio?
E se ti dicessi che tutto quello che dicono è sbagliato
e iniziassi a riempire le tue orecchie con parole vere
in una lingua che conosci ma hai smesso di parlare?
Che cosa succede se pianto nuovi fiori
nei luoghi ispidi dentro di te
e ti insegno i loro nomi e le stagioni della loro fioritura?
Che cosa succede se ti chiedo di non reciderli e permettere che invadano le tue vie e decorino tutta la tua vita?
Succede che non ti permetto di dimenticare mai
che non sei altro che bellezza.

Tyler Knott Gregson

Non so distinguerti 

da nulla che non sia tu e tu sola.

Se nella notte calda di luglio

guardo fuori,

sento il vento stridere

grattando le foglie.

Se in quella notte chiudo gli occhi,

quel vento è salato

e quelle foglie sono mare

che conduce all’oblio dei sensi.

Resto affacciato,

nudo,

bambino,

al buio rischiarato

solo da luci esterne e artificiali

interrotte da righe orizzontali.

Avverto un desiderio di silenzio condiviso.

Muto desiderio

di stare in due alla finestra,

nel vento degli elementi,

senza fiato alcuno o sibilo di voce.

In quel silenzio percepire

cuori e fiotti di sangue ritmico

che pulsa nei suoi tubi vivi,

che ristora e porta nutrimento

e cerca l’anima profonda dentro noi.

Invisibili luci di riverbero,

riflessi per l’anima.

(Maurizio Mollica)

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Un mondiale nomadismo è cominciato nel buio:
sono gli alberi che vagano sulla terra notturna.
Sono i grappoli che fermentano in vino dorato,
sono le stelle che di casa in casa peregrinano,
sono i fiumi che il cammino cominciano a ritroso!
E io ho voglia di venire da te sul petto – a dormire.

(Marina Cvetaeva – 14 Gennaio 1917)

[…] E voleva comprare un biglietto,
andarsene via per un po’,
scrivere una lettera,
spalancare la finestra dopo la pioggia,
aprire un sentiero nel bosco,
stupirsi delle formiche,
guardare il lago
increspato dal vento. […]

[…]Conosciamo noi stessi solo fin dove
siamo stati messi alla prova.
Ve lo dico
dal mio cuore sconosciuto.

(Wislawa Szymborska)

Pensavo alle lentiggini

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Pensavo alle lentiggini 

pensavo fosse gente 
che durante sti periodi freddi e bui
tendessero a migrare 
al caldo 
dove c’è il sole 
il mare.

Le tue no, restano. 
Stanno, le tue lentiggini
e ti fanno bella, bellilla, luminosa
ti fanno spiritosa.

Fa rabbia sentir parlar d’amore
a chi non sa l’amore 
fa rabbia e fa paura
come le cose che non si sanno.
La morte, per quel che mi concerne a me
non ho capito ancora 
chi cazzo l’ha inventata né il perché.

Facciamo, se ti pare
che tu eri una bellissima fontana
che zampillavi all’ombra 
di quell’albero che sai.
Facciamo che ero un nano da giardino
e ci innamoravamo.
Facciamo che io ti sradicavo dalla terra
e ti portavo via con me.

E non so mica il dove
per ora non lo so
ma so il perché.
Spegni il telefono, se puoi
rendiamogliela dura
che facciano fatica.
Battiamo qualche record 
con i nostri corpi.
Facciamo
se capisci cosa intendo
facciamo in modo che 
chi un giorno saprà quello che è successo
abbia difficoltà 
a trattenere 
un po’ di meraviglia

(Guido Catalano)

Matrimonio

Ci sono mogli che dicono:
Mio marito, se vuole pescare, che peschi
ma i pesci poi se li pulisca. 
Io no . A qualsiasi ora della notte mi alzo,
lo aiuto a squamare, aprire, tagliare e salare.
E’ così bello, noi due da soli in cucina,
ogni tanto i gomiti si toccano;
lui dice cose come: “Questo è stato difficile”
“Brillava nell’ aria con colpi di coda”
e fa il gesto con la mano.


Il silenzio della prima volta che ci siamo visti
attraversa la cucina come un fiume profondo.
Alla fine, i pesci nella teglia, 
andiamo a dormire.
Cose argentee guizzano:
siamo sposo e sposa.

(Adélia Prado)