Perchè lui con le manone mi accarezza i capelli….

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TeNNiche di corteggiamento

E finalmente, dopo una mattinata di piccole tensioni lavorative, l’incontro che ogni bambina romantica vorrebbe fare. Un giardiniere comunale, sporco come due minatori sopravvissuti ad una frana, che mi sorride con aria complice e un po’ sorniona mentre innaffia una pianta (quale orario migliore) brandendo fallicamente una canna.

È assolutamente possibile che il mio concetto di erotismo sia un po’ obsoleto ed è certo che ho visto troppi documentari su Focus, ma tu, essere umano dal pollice opponibile (e credo sia tutto quello di cui ti puoi vantare così a occhio e croce) come puoi pensare che una donna possa trovare, non dico sexy, ma anche solo interessante, la parodia di te che pisci contro una pianta? 

Gli orsi polari fanno gli sfreghini e i rotolini per conquistare le femmine; i gorilla, che in quanto nostri antenati la sanno lunga, non prendono iniziative perché hanno capito che in ogni caso sbaglierebbero; i pinguini si fanno il cammino di Santiago sul ghiaccio per arrivare dalle femmine, quindi fanno i teneroni, infine covano pure l’uovo e tu, coso della mia specie, dall’alto della tua tempesta neuronale, con le sinapsi in salamoia nel testosterone, non hai trovato niente di meglio che simulare una pisciata contro un albero. Ah, magari quando hai finito, butta un occhio alle scarpe, perché hai pure sbagliato mira. 

Cecitá 

La costante e anacronistica sensazione di essere destinati a qualcosa di speciale, senza mai capire cosa. La mancanza di umiltà necessaria per riconoscere il bene ed iniziare da quello, senza puntare al meglio. L’immobilità dei giorni, delle azioni, dei pensieri che si accartocciano su se stessi producendo considerazioni pressoché inutili. Schiuma. La consapevolezza che per quanto le persone, le situazioni, gli avvenimenti possano essere stati sfavorevoli, è tua e solo tua la responsabilità di come te la sei giocata. E ti osservi da fuori, incapace di esprimere questi pensieri, accumulando rabbia e dispiacere che ti si attaccano addosso come catrame, ti si infilano dentro ad annodare la carne, a strizzarla dolorosamente quasi nella speranza di spremerti qualcosa di meglio, ottenendo l’opposto. Mi piacerebbe ci fosse un segreto da scoprire, ma forse il segreto è proprio che non esistono segreti. Forse il sole, il filo d’erba, il silenzio, gli abbracci sinceri, il fiore umido al mattino, il passo che ti sposta, le parole utili ed anche qualcuna superflua, i buoni libri, il respiro, i sentimenti, i sogni, i colori, la gentilezza, sono le frecce al nostro arco, i mattoni con cui costruire la nostra vita, senza desideri di gloria e senza sensi di colpa. Forse la magia è un’azione: togliere. Forse.