Maldito

Strati su strati su strati.

Ti ritrovi come la statuetta sommersa di un vecchio luna park e nemmeno lo sai.

Pretendi l’immobilità perchè è la cosa che più conosci, quella che fa meno male, ma anche questo non lo sai.

Poi arriva la burrasca, di quelle serie con correnti sotterranee.

Aria, finalmente, movimento finalmente.

E poi la domanda.

Cosa faccio io in una dimensione che non conosco più ?

Come mi muovo… se so muovermi ?

E di nuovo quella voce, a metà fra pancia e testa, forse in posizione anima, che mi dice di andare.

E seguo i tuoi occhi color bonaccia,

E mi affido alle tue mani forti e premurose,

E mangio parole dalla tua bocca,

E mi vesto della tua pelle.

Tremo.

E ti seguo. 

Gli abissi diventano altezze e non ho più punti di riferimento se non i tuoi occhi, quelli di prima, color bonaccia. Forse mi stai salvando, forse mi stai ammazzando, forse le due cose coincidono. Muore il bruco x far nascer la farfalla. Finisce la cascata x dar inizio al fiume. Palabras. Resta que te quiero. Maldito.

Annunci

Il mio orizzonte.

Sconosciuto naufragio… alla deriva nel mio centro.

Ho perso di vista i confini di terre che non sono più casa e che forse non lo sono mai state. Mi accompagna una paura dolce, lenta, della quale non voglio liberarmi perché sento che mi sta bisbigliando cose che devo imparare, che voglio imparare.

Sconosciuto naufragio… che sa più di volo che di navigazione, più d’aria che d’acqua.

E mi arrendo a ciò che non è battaglia, ma scambio, chiudo gli occhi di fronte all’assenza di destinazione: è  tutto orizzonte e tutto raggiungibile, trattengo sulla lingua il sapore della possibilità di perdermi e lo assaporo. E sorrido, con me.

Bicchiere pieno, bicchiere vuoto.

Seduta sul pavimento, i piedi sul divano, cambio prospettiva ai miei dogmi, contemplo la loro trasformazione, che poi è la mia.

Quanto ancora c’è di me che ancora non c’è ? E quanto da eliminare, zavorra inutile che lega alla terra del non possibile ?

Scivolo tra abrasive rabbie altrui in silenzio… e ti guardo. Il mio orizzonte.

La pantera

Dal va e vieni delle sbarre è stanco
l’occhio, tanto che nulla più trattiene.
Mille sbarre soltanto ovunque vede
e nessun mondo dietro mille sbarre.

Molle ritmo di passi che flessuosi e forti
girano in minima circonferenza,
è una danza di forze intorno a un centro
ove stordito un gran volere dorme.

Solo dalle pupille il velo a volte
s’alza muto – un’immagine vi penetra,
scorre la quiete tesa delle membra-
e nel cuore si smorza.
Rainer Maria Rilke

Veramente vi interessa ?

Mi dicono che devo scrivere, ma io non ho nulla da dire. Forse accennare al tocco di certe mani, o magari il tentar di descrivere alcuni sguardi. Le parole, che conosco sufficientemente, sono malattia e cura (scusa Willy x il plagio nemmeno fedele).  Eppure il silenzio talvolta è la massima forma espressiva. Sono nella vita come nella corrente di un fiume. Qualcosa meno, probabilmente. Potrei nuotare. O aggrapparmi a sporgenze, ma non lo faccio. Veramente vi interessa ?