Grazie mamma.

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Credito

Non sempre, ma a volte accade che l’accumularsi di sofferenze, non necessariamente profonde, ma sufficienti a ferire, creino inconsciamente un senso di credito nei confronti della vita. Cullati da aforismi spiccioli, ma funzionali, perché sembran confermare l’inespressa teoria, si prosegue nella vita con una sottesa arroganza, che irrigidisce il sentire, ne deforma le percezioni, restituendo verità offuscate e strozzando la capacità di imparare, di capire, di interiorizzare. Ne parlavo giusto stamattina all’alba con la Madonna di Loreto – santa donna d’infinita pazienza e con il pregevolissimo dono della sintesi – e m’è parso concordasse. Meno piacevole il fatto che mi fissasse, rendendomi soggetto, mentre io avrei preferito tanto fare il complemento oggetto che ha molte meno responsabilità. Ad ogni modo ho capito, mi sono capita. Fuori un cinguettio che poteva essere un applauso x la mia tardiva presa di coscienza oppure l’informazione che aver difetti non è grave, se li accetti. Probabilmente entrambe le cose.

– Stirkoff, hai tempo ?

– Sempre, o quasi. Dove stiamo andando ?

– Non ne ho idea Stirkoff, ma alle volte, una certezza….

– Ne hai mai avute ?

– Mai, e anche quando sembrava… niente

– Quindi cosa cambia ?

– Immagino nulla, ma non ti scrivo solo quando cambia

– Allora di cosa parliamo ? Cos’hai visto ?

– Occhi

– Grossomodo li hanno tutti

– Era per amor di sintesi: intendevo sguardo… devo spiegareti nel dettaglio dopo duemila anni che parliamo ?

– Avevo capito, ma mi piace invitarti ad esprimerti. Tutto qui ? Uno sguardo ? Tipo Disney ?

– Si, il re ranocchio

– Dai, simpaticona, dimmi

– Non so che dire

– Attenzione, la nostra tuttologa è rimasta sine verba

–  Stirkoff, vaffanculo

– Mi hai cercato tu

– E’ un dettaglio.

– Ragazza, o parli o vado

– È che non so spiegare bene. Ho diverse cose in testa

– La prima ? Tralasciando lo sguardo che mi pare scontato

– Cioè… è che le persone di solito son persone, Stirkoff, ne convieni ?

– Mi pare sensato

– Ma se una persona è un luogo ?

– Hai bevuto ?

– No, ascolta, non è assurdo come sembra. Ti sei mai trovato nel posto giusto al momento giusto ? Non parlo di perfezione… è una cosa diversa, più intima, più soddisfacente.

– Ok, e se mister posto giusto momento giusto si dilegua ? Abbiamo già dato, mi pare

– Cos’è, mettiamo in scena “la piccola fiammiferaia” ?

– Io dico per te, a me cambia poco

– E andrà un po’come deve andare.

– Non impari mai, eh ?

– In certe cose, è un dono, non imparare

– Sarà. Notte patata

– Notte Stirkoff.

Attese

Servono le attese ? A parte l’attesa per definizione durante la quale, il tuo corpo, se sei una donna, incurante di quel che provi, che mangi e che speri si adopera freneticamente per creare un altro corpo dentro di te. È talmente normale da sembrare assurdo.E quel corpo poi si muove, nella tua pancia, come a dirti: ci sono. Ma, a parte questo, servono le attese ? 

La guardò in un modo che non era solo guardare, era voglia di conoscere, desiderio di scoprire, semplicissima gioia di essere lì. Era carezza, tocco leggero, appena un poco di stupore ed un riflesso d’anima. Lei si chiese cosa i propri comuni occhi marroni, amanti del dettaglio e invaghiti di bellezza stessero riuscendo a restituire di tutto ciò, ma proprio non lo sapeva dire. Ore dopo si disse che forse non era importante, che non valeva la pena sprecare sguardi cosi rari in analisi, soprattutto se non sei tagliata per le analisi. Ore dopo chiuse gli occhi, saturi di una bellezza diversa, nuova, interiore, grata di non avere risposte.

E se così fosse

E se così fosse, che il prima e il dopo si condensano in un “adesso”, che sopra c’è sempre un cielo puntegggiato di stelle e sotto asfalto, terra, mattoni, storia. E se così fosse che gioia, dolore e tutti gli affetti di una vita si condensano in una carezza. E se così fosse, sarebbe male ?