Prendi in mano quella biro e scrivi tutto il non detto. Prenditi una rivincita sui tuoi silenzi: quelli che hanno ferito gli altri e quelli che hanno ferito te. Prendi in mano quella biro e scrivi delle mattine in cui ti fai la tana sotto le coperte, anche con la testa e nel tuo caldo buono ti immagini il mondo fuori come lo vuoi tu e ti fai le coccole. Prendi in mano quella biro e scrivi delle tue passeggiate all’alba che sembrano il posto giusto per la solitudine, quella bella. Prendi in mano quella biro e scrivi di quanti errori hai fatto, che nemmeno te li ricordi tutti e che hai poi imparato, ogni tanto e che ogni cosa che impari è anche qualcosa che perdi. Prendi in mano quella biro e scrivi di quante volte ti ha fregato l’altrui gentilezza e di quante ancora lo farà finché non ne avrai una tua. Prendi in mano quella biro e scrivi di tutto il dolore e la paura che ti si sono appiccicati addosso negli anni e scrivi che non è colpa di nessuno. Scrivi del bene, tanto, che vuoi ad una manciata di persone, ma non l’hai saputo dire. Scrivi della rinuncia ai tuoi sogni diventata abitudine, forse. Prendi in mano quella biro e scrivi che piangi più di quanto sembri, che vuoi bene più di quanto sembri, che ti preoccupi esattamente come sembra e che mangi meno di quello che sembra. Prendi in mano quella biro e scrivi, continua a scrivere, mischia il vissuto, il letto, il provato. Prendi in mano quella biro e scrivi di quel blu delle 7.15 del cielo d’inverno che è come quando gli archi entrano in una sinfonia: sembra tutto possibile.

Si va per i 43, età perfetta per sapere di non sapere.

 A 17 anni entravo in sala operatoria piangendo. A 42 in silenzio, nel mezzo non mi va di ricordare. A 43 sorriderò. Prendi in mano quella biro e scrivi a tutti quelli più sfortunati di te che cercherò di vivermela tutta. E scusami Anna se fumo.

Sono felice a modo mio. 

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