Il raccolto

E mi ritrovo sola. Non una solitudine da stazione, panchina e cartone, no. Nessuna disperazione. Una solitudine garbata, il raccolto di quel che ho seminato: la somma delle mie assenze, dei miei non esserci. Non per cattiveria, ma per onestà. Ora, per la medesima onestà sono e soprattutto, mi sento sola. E son curiosa di questa condizione, di questo nuovo modo di percepirla. Ho raggiunto un età che mi consente la giusta lentezza necessaria per assaporarla. Penso agli uomini che ho amato o ai quali ho voluto bene, nelle loro case, con le loro mogli o con qualche amico la cui presenza è leggera, ma la cui assenza sarebbe pesante. Io sono qui, con me. Non ho saputo fingere, avrei voluto si, che a volte star soli fa paura, ma io esigo libertà, per me, e occorre passare dall’onestà, anche quando spiacevole e  controproducente. Questa sono. Adesso.

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