Del pesce d’Arile e di altri demoni.

Vivo in città dal 1 Aprile 2013. Sull’anno potrei forse avere dei dubbi, ma del giorno sono certa: frequentavo all’epoca un uomo sposato, che ritenne giunto il momento di separarsi proprio mentre stavo traslocando (e dai che ci siamo capiti), ma soprattutto ritenne inaccettabile accettare un giorno in più di convivenza con la ventennale consorte ed essendo io la pietra dello scandalo… ci siamo capiti pure qui.

Sta di fatto che dopo milioni di giorni a desiderare l’inizio di una nuova vita tipo sex and the city mi ritrovo a varcare la soglia della mia nuova dimora, calata, o meglio colata in una convivenza. Il 1 Aprile. E per forza che deve essere uno scherzo. Non lo era.

Ma questa è storia, e serve a poco, oggi. Va da se che l’allegra brigata non ha avuto vita beata. Saluti a casa.

Tre anni dopo sono qui, nella mia suggestiva mansarda, con una cucina d’impatto, acciaio e cromature che mi salvo dall’effetto studio dentistico solo grazie alla smodata quantità di legno che giace sopra, sotto, accanto a me e di nuovo mi chiedo se è quello che voglio. O meglio, o peggio, è quello che voglio, ma ancora non trovo casa, non la trovo dentro di me.

Potrei serenamente ignorare la questione, come vedo più o meno abilmente fare alla maggior parte delle persone che ho conosciuto in questi tre anni, ma non mi viene, un po’ come la cacca quando ti costringi a farla (che poi ti scappa quando non puoi ndr).

Non ho una corretta struttura affettiva, sono quasi certa che questo dato emergerà per soli 100 euro alla prima seduta di psicoterapia ed il fatto che sia disposta a spendere per sentirmi dire cose che già so denota due tratti interessanti della mia personalità: il primo è una discreta stupidità che chiameremo ingenuità che suona tanto meno offensivo, il secondo è un bisogno atavico di certezze e rassicurazioni che è un modo garbato per dire che sono infantile. A 42 anni. Ci sono sindromi di ipotiroidismo che producono grossomodo i medesimi effetti, però io la pipì la riesco a fare in autonomia pertanto escludo si tratti di questa patologia.

Resto senza scusanti. Non è una buona posizione.

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