Per vardàr dentro i çieli sereni 

Là sú sconti da nuvoli neri,

Gò lassà le me vali e i me orti,

Par andar su le çime dei monti.

Son rivà su le çime dei monti,

Gò vardà dentro i çieli sereni,

Vedarò le me vali e i me orti,

Là zò sconti da nuvoli neri ?

(Giacomo Noventa)

Annunci

Panni stesi

blog

Muri crollati, case frantumate e panni stesi rimasti al loro posto, ben allineati sui fili.

Un bambino perde i genitori, ma non la sua maglietta preferita, che improvvisamente non conta più niente.

Fa giri molto tortuosi il destino, giri che disorientano, che ridistribuiscono gli orizzonti possibili, che abbattono muri e sollevano domande.

Il raccolto

E mi ritrovo sola. Non una solitudine da stazione, panchina e cartone, no. Nessuna disperazione. Una solitudine garbata, il raccolto di quel che ho seminato: la somma delle mie assenze, dei miei non esserci. Non per cattiveria, ma per onestà. Ora, per la medesima onestà sono e soprattutto, mi sento sola. E son curiosa di questa condizione, di questo nuovo modo di percepirla. Ho raggiunto un età che mi consente la giusta lentezza necessaria per assaporarla. Penso agli uomini che ho amato o ai quali ho voluto bene, nelle loro case, con le loro mogli o con qualche amico la cui presenza è leggera, ma la cui assenza sarebbe pesante. Io sono qui, con me. Non ho saputo fingere, avrei voluto si, che a volte star soli fa paura, ma io esigo libertà, per me, e occorre passare dall’onestà, anche quando spiacevole e  controproducente. Questa sono. Adesso.

Del pesce d’Arile e di altri demoni.

Vivo in città dal 1 Aprile 2013. Sull’anno potrei forse avere dei dubbi, ma del giorno sono certa: frequentavo all’epoca un uomo sposato, che ritenne giunto il momento di separarsi proprio mentre stavo traslocando (e dai che ci siamo capiti), ma soprattutto ritenne inaccettabile accettare un giorno in più di convivenza con la ventennale consorte ed essendo io la pietra dello scandalo… ci siamo capiti pure qui.

Sta di fatto che dopo milioni di giorni a desiderare l’inizio di una nuova vita tipo sex and the city mi ritrovo a varcare la soglia della mia nuova dimora, calata, o meglio colata in una convivenza. Il 1 Aprile. E per forza che deve essere uno scherzo. Non lo era.

Ma questa è storia, e serve a poco, oggi. Va da se che l’allegra brigata non ha avuto vita beata. Saluti a casa.

Tre anni dopo sono qui, nella mia suggestiva mansarda, con una cucina d’impatto, acciaio e cromature che mi salvo dall’effetto studio dentistico solo grazie alla smodata quantità di legno che giace sopra, sotto, accanto a me e di nuovo mi chiedo se è quello che voglio. O meglio, o peggio, è quello che voglio, ma ancora non trovo casa, non la trovo dentro di me.

Potrei serenamente ignorare la questione, come vedo più o meno abilmente fare alla maggior parte delle persone che ho conosciuto in questi tre anni, ma non mi viene, un po’ come la cacca quando ti costringi a farla (che poi ti scappa quando non puoi ndr).

Non ho una corretta struttura affettiva, sono quasi certa che questo dato emergerà per soli 100 euro alla prima seduta di psicoterapia ed il fatto che sia disposta a spendere per sentirmi dire cose che già so denota due tratti interessanti della mia personalità: il primo è una discreta stupidità che chiameremo ingenuità che suona tanto meno offensivo, il secondo è un bisogno atavico di certezze e rassicurazioni che è un modo garbato per dire che sono infantile. A 42 anni. Ci sono sindromi di ipotiroidismo che producono grossomodo i medesimi effetti, però io la pipì la riesco a fare in autonomia pertanto escludo si tratti di questa patologia.

Resto senza scusanti. Non è una buona posizione.

Il compromesso

Mi accorgo che sto invecchiando da alcuni piccoli segnali, fra i quali l’accettazione del compromesso è forse il più indicativo. 

Prendiamo i preliminari sessuali per esempio. C’è un periodo della vita – della donna – in cui sono assolutamente imprescindibili dal rapporto sessuale, al punto che, a meno di non far parte di quella ristretta categoria di femmine che li trova noiosi (categoria che riterrei mitologica al pari di quella degli unicorni non fosse che ho parlato, in stato di veglia, con uno di questi esemplari… di donna, non di unicorno), si è disposte a tutto pur di ottenerli…. i preliminari o una loro approssimazione perchè qui andrebbe aperto un capitolo a parte su ciò che l’uomo intende come “preliminare”.

Ad ogni modo il suddetto periodo muliebre dura fino ai 98-102 anni, ma a metà strada scatta il compromesso (e mentre scrivo mi chiedo se si tratta veramente di vecchiaia o semplicemente di sfinimento oppure se le due cose coincidono) in base al quale sei disposta a farli… dopo: i postliminari (schiere di etimologi latini si rivoltan nelle tombe).

Ormai esperta e consapevole del tuo corpo, certa che l’anatomia non ti tradirà, accantoni temporaneamente la poesia dell’atto, rinunci al pacchetto “gemiti&fremiti” che puoi in ogni caso simulare alla bisogna e ti abbandoni con gioioso entusiasmo alla croccante copula, certa che dopo un paio di scintillanti affondi, vagamente abrasivi, le cose scivoleranno da se verso degna conclusione. Ed è lì, e solo lì, al termine della tenzone, che scatta il reclamo di quanto dovuto.

Il nostro eroe giace supino accanto a noi, tonico come una medusa al sole e sorride agli angeli, come i neonati. In taluni casi simula la morte, per difesa, come gli opossum, ma non ci si lasci ingannare o intenerire: se è caldo, sta bluffando.

 Il tempismo è fondamentale, perchè in tre minuti starà dormendo ed è quella l’unica finestra spazio/temporale che ci potrà condurre all’estasi. 

Sto invecchiando, ma bene.

Il piano e la poesia

In una casa qui accanto

suona un piano.

Nessuno ne capisce la poesia,

ma bianche nuvole si avvicinano 

per ascoltare meglio,

e si sfaldano per lasciare libere le note verso il cielo.

Donne s’attardano a stendere il bucato

e molti occhi si chiudono nell’ascolto.

Nessuno parla.

Se…

Se avessi avuto ali anzichè pinne,

Se avessi guardato più cielo e meno terra,

Se avessi detto tutte le parole che mi si appoggiavano sulla lingua,

Se avessi provato un po’ di più,

Se avessi capito un po’ di più,

Se avessi riconosciuto i sogni come tali al momento giusto,

Se me ne fossi andata prima,

Se non avessi mai iniziato,

Oppure, se lo avessi fatto,

Se avessi accettato,

Se avessi pazientato,

Se avessi pianto ogni volta che le lacrime lo chiedevano,

Se avessi ascoltato anche i gesti.