Vivere non fa male

Definitivo, come tutto ciò che è semplice.
Il nostro dolore non deriva dalle cose vissute,
ma dalle cose che sogniamo e che non si realizzano.
Perché soffriamo tanto per amore?
Sarebbe meglio che la gente non soffrisse,
e ringraziasse anche solo per aver conosciuto una persona tanto buona,
che generò in noi un sentimento intenso
che ci ha accompagnato per un tempo ragionevole,
un tempo felice.
Perché soffriamo ?
Per tutti i baci cancellati, per l’eternità.
Soffriamo, non perché il nostro lavoro è stressante e paga poco,
ma per tutte le ore libere
che non abbiamo avuto per andare al cinema,
per conversare con un amico,
per nuotare, per innamorarci.
Perché automaticamente dimentichiamo quello che abbiamo goduto
e cominciamo a soffrire per i nostri progetti irrealizzati,
per tutte le città che avremmo potuto conoscere a fianco del nostro amore,
per tutti i figli che avremmo avuto piacere ad avere vicino,
per tutti gli show, i libri e i silenzi che avremmo gradito condividere,
Soffriamo, non perché nostra madre è impaziente con noi,
ma per tutti i momenti in cui le avremmo potuto confidare
le nostre più profonde angosce
e fosse interessata a comprenderci.
Soffriamo, non perché la nostra squadra ha perso,
ma per l’ euforia soffocata.
Soffriamo non perché invecchiamo,
ma perché il futuro è da noi confiscato,
impedendo così che ci accadano mille avventure,
tutte quelle con le quali sogniamo e
mai tentiamo di sperimentare.
Come alleviare il dolore di ciò che non fu vissuto?
La risposta è semplice come un verso:
Avere meno illusioni e vivere di più!!!
Ogni giorno che vivo,
mi convinco sempre più
che lo spreco della vita
è nell’amore che non diamo,
nelle forze che non usiamo,
nella prudenza egoista che non rischia mai,
e che, schivando la sofferenza,
fa perdere anche la felicità.
Il dolore è inevitabile.
La sofferenza è un accessorio extra.
Carlos Drummond de Andrade

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Spaghetti cu’ l’ova di rizzi

Ingredienti

Spaghetti

Ricci

Olio extravergine d’oliva

Limone

Prezzemolo

Pepe

Sale

Procedimento

Tagliare i ricci e con il cucchiaino raccogliere le uova e il pochissimo umore contenuto nella cavità (pesarne ottanta grammi a persona). Unirli in una zuppiera con un cucchiaino di olio e il succo di mezzo limone (a persona), pepe e una presa di sale.

Far lessare gli spaghetti, scolarli bene e metterli nella zuppiera mescolando accuratamente. Sul tutto far cadere il prezzemolo tritato.

I ricci maschi, inutilizzabili in cucina, hanno aculei spinosi radi, le femmine ne hanno una massa voluminosa. Queste ultime sono piene di uova quando la luna è piena e vuote quando è calante.

(Giuseppina Torregrossa – Panza e Prisenza)


Non esiste un amore infelice: non si possiede se non ciò che non si possiede.Non esiste un amore felice: ciò che si possiede, non lo si possiede più.

(Marguerite Yourcenar – Fuochi)

milleuno milledue milletre – milleuno milledue milletre

La donna di scorta – Diego De Silva

Un uomo e una donna si incontrano, in un giorno di pioggia, in una di quelle strade della propria città che si percorrono in fretta per raggiungere il lavoro. E il tempo si ferma, ricomincia, riparte da zero, si creano le possibilità di un nuovo futuro, se solo si avesse il coraggio di scegliere. «E dire che le loro vite, a passarci davanti, potevano andare. Fatte di lavoro, di mutui, case, mobili, libri, quadri, vestiti e tutte le cose che messe insieme diventano le persone». Livio è sposato, ha una bambina. Dorina è sola. Giovane, senza domande, senza pretese. Da lui vuole quello che può avere. Quello che lui le può dare.

Amore, adulterio, relazione, amicizia, il loro rapporto non ha classificazioni, perché i ruoli sono chiari da subito. Dorina non è una donna di scorta. Al contrario. Non vuole essere una nuova moglie. Dorina mette in crisi Livio per la mancanza di domande, per la mancanza di altre richieste. Vuole solo averlo pienamente, quando lui può stare con lei. Fosse anche solo per pochi giorni rubati, per un pranzo. Non è a lei che dà fastidio il suo rivestirsi dopo un incontro sessuale. È lui che si sente piccolo, non all’altezza della libertà di lei. Dorina sente che quello che prova per lui è qualcosa di giusto, qualcosa che doveva accadere e a cui non poteva né voleva opporsi. Sa quando può prendere, quando non deve chiedere. Rispetta tempi, obblighi, necessità di un uomo che come tanti vive una vita a metà, con una clandestinità organizzata, con i sotterfugi e le menzogne che caratterizzano ogni adulterio.

Ma quella di De Silva non è solo la storia di una relazione illecita. È uno sguardo spietato sui desideri di ognuno di noi. Su quello che cerchiamo e sui limiti degli orizzonti che ci siamo creati. Sulle mille possibilità degli incontri, sugli autobus perduti, e su quello che sarebbe potuto accadere se fossimo arrivati solo qualche istante dopo. O se non fossimo mai passati da quel marciapiede. Su quello che neanche noi sapevamo di volere fino a quando il destino ce lo ha presentato davanti. Come un «estraneo a cui consegnarci mani e piedi». È possibile una passione ragionevole? Un amore che non ha futuro non è forse ugualmente amore?

Una passione autosufficiente quella di lei. Un amore senza tetto, senza riti familiari. Dorina fa scoprire a Livio le sue incoerenze, le sue ipocrisie. Lo mette a nudo. E allora Livio la desidera ancora di più. La vuole «come si può desiderare una terra, una cosa da occupare. Era stato spinto dalla sua unicità , ma nel profondo di sé avrebbe voluto scoprire che era una donna come tante». Ma Dorina non è come tante, ed è proprio questo a renderla speciale. Sarebbe stato più semplice per lui sminuirla, negarla, dimenticarla, come un incidente di percorso accaduto durante la sua tranquilla vita coniugale.

Dorina non prova risentimento quando lui non può esserci. «Non dovresti essere buona con me» le dice lui, in una delle tante occasioni in cui, di nascosto dalla moglie, le sta telefonando per chiedere scusa ancora una volta. Questa giovane donna ascolta le mille giustificazioni di Livio e, con sguardo freddo, lo lascia libero di scegliere.

Cosa sceglierà lui è coerente con la sua persona, quella di chi vuole avere tutto ma non sa lottare per nulla. Oppure quella di chi sa rinunciare non rinunciando. Ferite che fanno male, ma che forse, sembra dirci De Silva in un linguaggio onesto, leale come la protagonista, noi adulti siamo già in grado di curare. In maniera cinica come forse l’esperienza ci ha insegnato.

De Silva riesce in questo breve romanzo a darci i tempi di una storia che come nasce è destinata a trasformarsi, a finire; riesce a farci sentire la passione alla quale può portare tutto ciò che comincia e, come tale, tutto quello che non può durare se non prende una svolta.

Gli inizi sono un qualcosa che non ritorna. Bisogna solo saperne godere, con la consapevolezza che finirà. La scoperta di nuove emozioni, qualcuno a cui cominciare a raccontarsi di nuovo, il fascino di un altro corpo. Cuori che battono, pranzi in ristoranti lontani, con la paura eccitante di essere riconosciuti. Livio e Dorina vivono questa storia intensa. Non sappiamo alla fine chi dei due ne uscirà più sconfitto.

Con le parole piene di ritmo di uno scrittore che già si era fatto conoscere per la ferocia della storia del suo primo romanzo Certi bambini, De Silva mette in scena una sorta di commedia umana: debolezze e desideri, paure e rinunce, bassezze e mediocrità con le quali prima o poi tutti dobbiamo fare i conti.

La struttura narrativa chiara e quasi cinematografica offre al lettore uno spaccato di vita quotidiana, semplice e normale come lo sono tutti i sentimenti universali. Primo fra tutti l’amore. La donna di scorta è una storia d’amore prima di essere una storia di adulterio, di tutti gli amori possibili, di quelli ai quali rinunciamo, di quelli che decidiamo di seguire mettendo in discussione tutto ciò che è stata la nostra vita fino ad allora o decidendo di non avere vergogna ad ammettere che scegliere significherà lasciare per strada qualcuno. Dorina questo lo sa, fin dall’inizio.

A cura della Redazione Virtuale

(bello e faticoso)