Un giorno un vecchio mi disse: ” Quando incontri qualcuno, e questo qualcuno ti fa fermare il cuore per alcuni secondi: fai attenzione, questo qualcuno potrebbe essere la persona più importante della tua vita.
Se gli occhi si incrociano e in quel momento c’è la stessa luce intensa tra loro: stai allerta, può essere la persona che stai aspettando dal giorno che sei nato. Se il tocco delle labbra è stato intenso, se il bacio è stato appassionante e gli occhi si sono riempiti di acqua in quel momento: rifletti, c’è qualcosa di magico tra voi. Se il primo e l’ultimo pensiero del giorno è per quella persona, se il desiderio di stare insieme arriva a stringerti il cuore: ringrazia Dio, ti ha mandato un dono divino…l’amore. Se un giorno doveste chiedere perdono l’uno a l’altro per qualche motivo e in cambio ricevere un abbraccio, un sorriso, una carezza fra i capelli e i gesti varranno più di mille parole: arrenditi, voi siete fatti l’uno per l’altro. Se per qualche motivo fosse triste, se la vita le avesse inflitto un colpo e tu sarai lì a soffrire il suo dolore, a piangere le sue lacrime e asciugarle con affetto: che cosa meravigliosa! Lei potrà contare su di te in qualsiasi momento della vita. Se riesci col pensiero a sentire l’odore della persona come se si trovasse al tuo fianco, e se la trovi meravigliosamente bella anche quando indossa un vecchio pigiama, ciabatte e ha i capelli arruffati. Se non riesci a lavorare per tutto il giorno, emozionato per l’appuntamento che avete…se non riesci ad immaginare in nessun modo un futuro senza quella persona, e se hai la certezza che la vedrai invecchiare e, anche così, sei convinto che continueresti ad essere pazzo per lei. Se preferiresti morire prima di vedere l’altra andarsene…allora vuol dire che l’amore è entrato nella tua vita! E’ un dono!”
Poi sorrise e mi disse: “Molte persone si innamorano molte volte nella vita, ma poche amano o trovano un amore vero. A volte lo incontrano e non prestano attenzione a questi segnali, e lo lasciano passare senza accadere veramente. E’ libero arbitrio. Per questo, presta attenzione ai segnali, non lasciare che le follie del quotidiano ti rendano cieco alla miglior cosa della vita: l’amore! Quello che è sincero non cambia mai!”
Carlos Drummond de Andrade

Lettera d’amore di John Keats a Fanny Brawne

Citazione

13 ottobre 1819
In questo momento mi sono messo a copiare dei bei versi.
Non riesco a proseguire con una certa soddisfazione. Ti devo dunque scrivere una riga o due per vedere se questo mi concede di escluderti dalla mia mente anche per un breve momento. Dentro la mia anima non so pensare a null’altro.
Tempo fa avevo la forza di ammonirti contro la poco promettente mattina della mia vita.
Il mio amore mi ha reso egoistico. Non posso esistere senza di te. Scorderei tutto pur di vederti ancora.
La mia vita sembra fermarsi qui, non vedo oltre. Mi hai assorbito.
In questo preciso momento ho la sensazione di essermi dissolto.
Sarei profondamente infelice senza la speranza di vederti presto.
Sarei spaventato di dovermi allontanare da te.
Mia dolce Fanny, cambierà mai il tuo cuore? Mio amore cambierà?
Ora il mio amore è senza limiti… Tuo biglietto è arrivato proprio qui.
Non posso essere felice lontano da te. È più ricco di una nave di perle. Non mi trattare male neanche per scherzo.
Mi sono meravigliato che gli uomini possano morire martiri per la loro religione. Ho avuto un brivido. Ora non rabbrividisco più.
Potrei essere un martire per la mia religione – la mia religione è l’amore – potrei morire per questo. Potrei morire per te.
Il mio credo è l’amore e tu sei il mio unico dogma.
Mi hai incantato con un potere al quale non posso resistere; eppure potevo resistere fino a quando ti vidi; e perfino dopo averti visto ho tentato spesso “di ragionare contro le ragioni del mio amore”.
Non posso più farlo. Il dolore sarebbe troppo grande.
Il mio amore è egoista. Non posso respirare senza di te.
Tuo per sempre
John Keats
(chiedo scusa… mi son lasciata andare… ma è talmente facile…)

Couvre-moi

Mentre dormirò, tu mi coprirai?

Se avrò quel freddo
di un inverno che nevica dentro
mentre fuori sfioriscono glicini e lillà
tu mi coprirai?

Non chiedo al tempo
ne’ alla memoria lenzuola coi merletti
mi basterà solo un maglione buttato sulle spalle
che porti quell’odore di tristezza
così tuo da farmi quasi male
e quell’odore di pelle matura
sul mio bocciolo in fiore
nascosto da una consueta timidezza
che sa quasi di mare

Se in un giorno di sole, io avrò freddo,
mentre dormirò; nel  tuo respiro,

Tu mi coprirai ?

(Beatrice Niccolai)


Disizu e…

Intendere dia cherrere commo
in pettoras su coro inchesu.
Fittianu.
Dia cherrer de luhe ispera
grae calore.
Che a tando.
Caddu e abba tott’indunu,
intragnada s’anima,
de maccos disizos.
Eppuru pasada.
Ischidare dia cherrer
su tempus coladu,
in vida e commo,
apompiende a dainnantis.
Ti dia cherrer commo.

(Almina Madau)

Link

Gli studenti della Villanova University della Pennsylvania (Stati Uniti) hanno lavorato per due anni.

(La mia idea è che non avessero sostanzialmente un cazzo da fare, tuttavia…l’hanno fatto molto bene).

Hanno raccolto foto e provato più volte con  simulazioni.

Hanno usato una telecamera motorizzata all’avanguardia, con una risoluzione tridimensionale di alto livello.

Alla fine hanno messo il loro lavoro a disposizione di tutti, su internet.

Cappella Sistina

Basilica di San Pietro

Basilica di San Paolo fuori le Mura

Basilica di San Giovanni in Laterano

(le foto vanno guardate tenendo premuto il tasto sinistro del mouse per muoversi usare la rotellina per lo zoom o in alternativa i bottoni a video o ancora i tasti CTRL e SHIFT.)

Canzone d’amore

Lui la amava e lei lo amava
i suoi baci le suggevan via l’intero passato e futuro o così tentavano
lui non aveva altro appetito
lei lo mordeva lei lo morsicava lei suggeva
lo voleva completamete dentro di sé
sano e salvo per sempre e poi sempre
le loro piccole urla svolazzavano nelle tende
 gli occhi di lei volevano che nulla si perdesse
gli sguardi di lei gli inchiodavano polsi mani gomiti
lui la avvinghiava stretta così che la vita
non la trascinasse via da quel momento
lui voleva che tutto il futuro cessasse
lui voleva buttarsi con le sue braccia intorno a lei
dall’orlo di quel momento e nel nulla
o durevole o quel che ci fosse
l’abbraccio di lei era un torchio immenso
a stamparselo nelle sue ossa
i sorrisi di lui erano soffitte d’un palazzo incantato
ove non vi giungerebbe mai il mondo reale
i sorrisi di lei erano morsi di ragno
così lui giacerebbe immoto fino a che lei non si sentisse affamata
le parole di lui erano esercizi d’occupazione
le risate di lei erano tentativi d’assassino
gli sguardi di lui erano proiettili pugnali di vendetta
le occhiate di lei erano spettri nell’angolo con orribili segreti
i sussurri di lui erano fruste e stivali
i baci di lei erano avvocati che non smettevano di scrivere
le carezze di lui erano gli ultimi ami di un naugrago
i trucchi d’amore di lei erano frantumazione di legami
e i loro gemiti profondi strisciavano sul pavimento
un animale trascinante una grossa trappola
le promesse di lui erano il bavaglio del chirurgo
le promesse di lei scoperchiavano il teschio
lei se ne farebbe fare una spilla
i giuramenti di lei gli mettevano gli occhi in formalina
sul fondo del suo cassetto segreto
le loro urla si appiccicavano alla parete
 le loro teste si staccavano nel sonno come le due metà
d’un melone spaccato, ma è duro da smettere l’amore
 nel loro sonno intrecciato si scambiavano braccia e gambe
nei loro sogni i loro cervelli prendevano l’un l’altro a ostaggio
 il mattino portavano l’uno il viso dell’altro.
Ted Hughes – 1970  (Poesie d’amore del ‘900)

Il giardino e il cielo

Coriandolo, crescione, santoreggia, basilico… seminati. Salvia piantata. C’è ancora la senape, ma per quella occorre più caldo. Mi piace frugare nella terra, sbriciolarne le zolle più compatte con le mani, adagiare e ricoprire i semi, oppure infilarvi le radici pallide delle piantine. Amo l’odore della terra e la fatica che richiede starle vicino, a contatto.

Ora mentre il ginepro marina nel vino, scalza scrivo questo post, cercando in qualche angolo dentro di me ancora un pò di bellezza. C’è questo cielo grigio appena fuori le finestre a farmi compagnia: è arrivato con rumore di vento fra gli alberi ed ora sta lì, e osserva, ricambiato.

Bella pesantezza di coperta sulle spalle, presenza.

(foto Fabio Rezzola)