Omaggio dovuto

Son coricato per lungo sul suo fresco letto:
è giorno fatto; è più eccitante, più fatto apposta
per il prolungamento nella luce cruda
della festa notturna immensamente accresciuta
per la perseveranza e la rabbia del culo
e l’attenzione a farsi da solo cornuto.
È nuda e s’accoccola sul mio volto
per farsi leccare, perché buono son stato
ieri ed è – buona lei, aldilà del pensiero –
il suo regale modo di ricompensarmi.
Dico regale, dovrei dire divino:
quelle chiappe, carne sublime, alma pelle, polpa fine,
linea possentemente pura bianca, ricca, striata d’azzurro,
quella riga dal profumo eccitante, rosa scuro,
lenta, grassa, e il pozzo d’amore, che dire!
Festino finale, dessert della fica ingozzata, delirio
della mia lingua arpeggiante sulle labbra come su una lira!
E ancora quelle chiappe, come una luna in due
quarti, misteriosa e allegra, dove voglio
d’ora innanzi nascondere i miei sogni di poeta
e il mio cuore di cacciatore e i sogni d’esteta!
E amante, o meglio, padrona in silenzio obbedita,
troneggia su di me, caudatario abbagliato.

(Paul Verlaine)

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(…) Abbiamo commesso una pazzia: ora lo vedo fin troppo bene. Chi, giunto ad una certa età, vuole realizzare sogni e speranze di gioventù, si inganna sempre, giacchè nell’uomo ogni dieci anni cambia il concetto della felicità, cambiano le speranze e le prospettive. Guai a colui che, dalle circostanze o dall’illusione, viene indotto ad aggrapparsi al futuro o al passato! Abbiamo commesso una pazzia. Dovremmo, per una sorta di scrupolo, rinunciare a ciò che i costumi del nostro tempo non ci vietano? In quante cose l’uomo ritorna sui suoi propositi, sulle sue azioni, e non dovrebbe farlo qui, dov’è in gioco tutto e non un dettaglio, dove si tratta non di questa o di quella condizione di vita, bensì della vita in tutto il suo complesso? (…)

W. Goethe