Da me ci sono due porte, una per entrare e una per uscire.

Rigorosamente divise.

Dalla porta d’ingresso non si può uscire, e da quella di uscita non si può entrare.

Tutti seguono questa regola.

Possono variare le modalità, ma tutti finiscono per andare via.

C’è chi è andato via per sperimentare nuove possibilità, chi per risparmiare tempo. Qualcuno è morto.

Fatto sta che non è rimasto nessuno. Tranne me, unico superstite.

La loro assenza è sempre con me. Le loro parole, i loro respiri, i motivi canticchiati a bassa voce, aleggiano come polvere negli angoli di casa mia. Ho il sospetto che l’immagine che avevano di me fosse proprio quella giusta.

Per questo sono venuti tutti qui da me e per questo alla fine sono andati via.

Hanno riconosciuto in me una certa integrità, il mio impegno per mantenerla.

Hanno cercato di parlare con me, di aprirmi il loro cuore.

Erano quasi tutte persone generose. Ma io non sono riuscito a dar loro niente, o troppo poco, nonostante i miei sforzi. Ho fatto quel che ho potuto. Anch’io cercavo qualcosa in loro. Non ha funzionato, e così se ne sono andate.

Inutile dire che è stato doloroso.

Ma la cosa più dolorosa era il fatto che loro lasciassero la mia casa più tristi di quando erano arrivate.

Come se nel frattempo qualcosa in loro si fosse logorato.

Me ne rendevo conto. E’ strano, ma ne uscivano sempre più segnate di me.

Perchè? Perchè alla fine rimanevo sempre solo?

Perchè alla fine le mie mani stringevano solo ombre?

(Murakami Haruki ” Dance Dance Dance “)

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