XII

Non ho bisogno di tempo

per sapere come sei:

conoscersi è luce improvvisa.

Chi ti potrà conoscere

là dove taci, o nelle

parole con cui tu taci?

Chi ti cerchi nella vita

che stai vivendo, non sa

di te che allusioni,

pretesti in cui ti nascondi.

E seguirti all’indietro

in ciò che hai fatto, prima,

sommare azione a sorriso,

anni a nomi, sarà

come perderti. Io no.

Ti ho conosciuto nella tempesta.

Ti ho conosciuto, improvvisa,

in quello squarcio brutale

di tenebra e luce,

dove si rivela il fondo

che sfugge al giorno e alla notte.

Ti ho visto, mi hai visto, ed ora,

nuda ormai dell’equivoco,

della storia, del passato,

tu, amazzone sulla folgore,

palpitante di recente

ed inatteso arrivo,

sei così anticamente mia,

da tanto tempo ti conosco,

che nel tuo amore chiudo gli occhi,

e procedo senza errare,

alla cieca, senza chiedere nulla

a quella luce lenta e sicura

con cui si riconoscono lettere

e forme e si fanno conti

e si crede di vedere

chi tu sia, o mia invisibile.

(Pedro Salinas – La voce a te dovuta)

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