Vorrei rompere il silenzio. Vorrei dirle che…

Vorrei rompere il silenzio. Vorrei dirle che mi manca, che in ogni istante scopro una proiezione più energica verso di lei, un sussulto profondo che soffoco, che obbligo a rimanere immobile, legato ad una sedia come un prigioniero di guerra. Ma che guerra è quella che non voglio combattere? Che esercito è quello che vorrebbe dire al nemico vieni! dilaga! fai ciò che vuoi della mia terra e di me!?
Vorrei dirle che non esiste che lei. Che questo cielo sereno, il volo lineare di qualche gabbiano isolato nella sua ampiezza, la calma piatta della distesa delle costruzioni, che si apre alla vista di questa finestra, la normalità formale dell’atmosfera lavorativa che rumoreggia alle mie spalle, sono segni irriverenti, atti insensibili, schiaffi d’indifferenza. Oggi sono soltanto questo. Oggi sono così insopportabili! Sono la tranquillità cieca che non mi parla di lei, né mi ascolta. Ma io vorrei gridarlo che non esiste che lei.
Vorrei che questa mano avesse la forza di aprirlo in due quel cielo sereno, squarciarlo fino ad arrivare qui, a questa gola, dove tutto soffoco. E che potesse schiacciarle una ad una quelle costruzioni di carta, raderle al suolo, spazzare via le macerie ed aprire la strada all’unica cosa che conta, a quel pensiero dominante che corre tutto verso di lei.

Vorrei parlarle. Che mi parlasse. Vorrei cercarla. Che mi cercasse. Che mi desiderasse come se non ci fossi che io per lei. Come la desidero io. Vorrei che s’illudesse ancora per illudermi ancora io. Che mi sognasse ancora per sognarla ancora io. Che mi prendesse per mano ancora per farlo ancora io. Vorrei che non toccasse il vuoto per non toccarlo più io. Che ritrovasse il sorriso per non perderlo più io. Che non avesse paura per non avere più paura io. Che seguisse quel destino nuovo per poter seguire lo stesso anche io.
Vorrei rompere questo silenzio, che significa soltanto assenza. Vorrei che fosse lei a desiderare di romperlo, a cancellare l’addio, ad annullare la lontananza, a ricondurre di fronte ai suoi occhi i miei.
Il mare attende il navigatore. La sabbia la marea. Il cielo il gabbiano. Le terre sconosciute l’esploratore. Il sole la luna. Il buio la luce di una stella. Il silenzio la parola che fa sognare.
Io attendo lei.

(Giancarlo Giuliani)

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