Fotocopie imperfette – Maurizio Riboldi

“… Cari colleghi, innanzitutto mi presento, per chi non mi conoscesse: sono John Skinner, da San Francisco. L’illustre oratore che mi ha preceduto ci ha lasciati a bocca spalancata con l’esposizione degli straordinari traguardi cui le biotecnologie sono pervenute: traguardi impensabili fino a pochi anni or sono. Ha suscitato la mia e, immagino, vostra ammirazione con i risultati incredibili ottenuti dalla sua equipe, un vero balzo avanti della scienza che apre le porte a futuri arditi scenari. […] Insomma, cari colleghi, questa mattina ci è stato reso più comprensibile il mondo di oggi, ci è stata raccontata quella che sarà la vita di domani, della quale noi, probabilmente, potremo assaggiare solo l’antipasto, ma che i nostri figli, i nostri nipoti e, soprattutto, i nostri cloni, potranno gustare in ogni portata fino al dolce. Ecco, con questo mio intervento che, prometto, sarà breve, intendo aggiungere qualche particolare, qualche dettaglio al quadro di vita futura così brillantemente dipinto dall’esimio collega che mi ha preceduto sul palco. […] Devo fare una piccola, doverosa premessa: l’idea della selezione degli individui, tendente a favorire sempre quelli più forti, non è del tutto nuova; era già venuta a Madre Natura che, però, essendo dotata di scarsa fantasia, l’aveva risolta, rozzamente e semplicisticamente, a modo suo. Come scoprì Darwin, Madre Natura, prima dell’illuminato intervento dell’uomo, aveva affidato l’evoluzione e, quindi, la selezione della specie, al caso. Come ben sapete, tra tutti gli individui nati in un determinato habitat, hanno maggiori probabilità di sopravvivere e, quindi, continuare la specie, quelli che, per loro costituzione, cioè per le loro caratteristiche genetiche, meglio vi si adattano. Come noto, quando nei loro cromosomi avviene una piccola, casuale modifica che li rende più idonei degli altri a vivere in quel contesto, saranno loro a prevalere, a dominare e dare origine  a una discendenza con le loro stesse caratteristiche. Ecco, questa “selezione naturale”, ripeto, del tutto casuale, è la prima, certo infantile risposta all’insopprimibile bisogno del Creato di rimescolare le carte del Creatore… scusate, mi riferivo a colui che la mitologia e la superstizione ritengono l’artefice della Vita… […] Come dicevo, un metodo barbaro, primitivo, del tutto insoddisfacente, secondo i parametri odierni, non solo perché affidato al caso ma anche, e soprattutto, perché richiedente tempi di esecuzione lunghissimi, secoli, millenni, milioni di anni e non attimi o minuti com’è diventato d’obbligo oggi… Ma ciò avveniva quando la terra era popolata solo da piante ed animali. La comparsa dell’uomo ha decisamente migliorato le cose, quanto al bisogno di selezionare gli individui più dotati. Un metodo discretamente efficace lo idearono, millenni fa, gli abitanti di un’antica e bellicosa città della Grecia: Sparta. Nei pressi della città esisteva una rupe chiamata Tarpea: dalla rupe, quei lungimiranti precursori della selezione embrionale gettavano i neonati più deboli, gracili o malformati; insomma, quelli difettosi, non rispondenti ai canoni. Un sistema, direte voi, poco sofisticato: d’altronde, allora, non esistevano i test genetici per sapere in anticipo quali individui sarebbero risultati inadeguati e provvedere, quindi, a monte… […] Dopo sparta seguirono secoli bui nel campo delle biotecnologie; dobbiamo arrivare, infatti, a circa la metà del secolo scorso per trovare un geniale scienziato che, costituita una fortissima equipe di collaboratori, diede un impulso deciso alla ricerca in questione. Sto parlando, naturalmente, di Adolf Hitler e dei suoi colleghi nazisti. Costoro, spinti da una genuina propensione alla ricerca scientifica, intuirono che era ora di smetterla con tutto il caos di tipologie in cui era frammentata la razza umana; individuata così la razza Ariana come eletta, in quanto la più forte e intelligente, Hitler decise di selezionarla. non disponendo, perché nato nel momento storico sbagliato, delle tecniche di clonazione, divise il mondo in due: gli Ariani da una parte, il resto del Mondo dall’altra. si trattava di decidere come operare e si optò per due soluzioni: da una parte incoraggiando, o meglio, intimando le unioni tra Ariani; dall’altra, semplicemente eliminando o riducendo in schiavitù chi Ariano non era. All’uopo risultarono utilissimi moderni laboratori scientifici chiamati campi di sterminio ove operavano equipe mediche contrarie alla vivisezione sugli animali: preferivano praticarla su esseri umani che, per loro, esseri umani non erano. Ricordo che, a quei tempi, il termine essere umano, oggi totalmente in disuso, aveva ancora un suo significato. Un pò per questi esperimenti, un pò per il freddo, le malattie e la mania delle diete dimagranti, un pò per le fughe di gas in ambienti chiusi, se ne andarono, in pochi anni, circa sei milioni di non eletti, in grandissima maggioranza Ebrei, insieme a zingari, malati di mente e gente malformata. E quest’opera di selezione mista naturale-guidata sarebbe proseguita fino al raggiungimento dello scopo se non si fossero messi di mezzo i Comitati Etici Internazionali, contrari al progresso scientifico, che, in modo non democratico e cruento, posero fine agli esperimenti.” […]

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