M’infiamma il desiderio
e brillano i miei occhi.
Sistemo la morale nel primo cassetto che trovo,
mi muto in demonio,
e bendo gli occhi dei miei angeli
per
un bacio.

Maram Al-Marsi

Annunci

Donne che amano troppo – Robin Norwood

E veniamo al famigerato manuale di auto-aiuto.

Mi preme fare una parentesi: ringrazio Renata, e come lei tutte le persone che sanno ascoltare molto e parlare poco, che distinguono fra opinioni e giudizi, che non danno consigli, ma esempi.

Ora torniamo al manuale del quale tanto ho diffidato. Succede che inizi a leggerlo e questo ti da uno schiaffo. Leggero ma deciso. Prosegui a leggerlo e te ne da un altro, poi un altro e un altro ancora. Tranquillamente, incessantemente, finchè non ti fa girare la testa da una parte. E qui avviene l’inaspettato, per me. Il cambio di prospettiva. Il vedere le cose da un unovo punto di vista.

E capisco che le donne che amano troppo in realtà sono donne che amano troppo poco se stesse, che il loro bisogno di amore, dato e ricevuto, serve a tappare la voragine della loro disistima, che la loro dedizione totale agli altri non è bontà, ma una stampella senza la quale temono di non poter camminare. Non penso che la Norwood abbia la verità in tasca, ma sicuramente il confronto con le pagine del suo libro genera diverse domande interiori.

Il contrario di uno – Erri De Luca

Raccolta di racconti autobiografici incentrati sull’idea de “il contrario di uno” che per Erri De Luca è due. Racconti quindi di coppie, intese come due persone, a volte amiche, a volte nemiche, a volte amanti, a volte solo sfiorate di passaggio nella vita. Il libro inizia con una splendida poesia che De Luca dedica alla madre, perchè il primo “due” è costituito da una madre con nel grembo il proprio figlio. Pur raccontando spesso di realtà molto lontane dalla mia esperienza, avendo l’autore avuto una vita divisa fra la militanza politica negli anni caldi intorno al ’68, ’69… e svariati lavori di bassa manovalanza in giro per l’Italia, mantiene sempre quella prosa musicale e poetica, apprezzabilissima.

Libero chi legge – Fernanda Pivano

Proposto a un anno dalla sua scomparsa, “Libero chi legge” è, più che un libro, un’antologia di 100 fra quelli che Fernanda Pivano, traduttrice, scrittrice, girnalista e critica musicale, ritiene più significativi di tutti i tempi. Trascorsa la sua vita a proporre e difendere autori simbolo della beat generation e più in generale scrittori di talento e la cui scrittura abbia rappresentato un elemento di novità e di libertà rispetto ai canoni diffusi, in questo libro ripropone, un’ultima volta, “pezzi di letteratura” americana che hanno tracciato una strada, che in molti modi non hanno seguito la corrente, inni alla libertà nelle sue varie forme. Libertà dalla morale, libertà sessuale, libertà di parola e libertà di espressione sono i 4 “gruppi” nei quali vengono suddivise le varie recensioni, ma sono solo una proposta, nello spirito di questa raccolta. Breve riassunto di ogni opera e giudizio di lettura dell’autrice. Nessuna regola nell’ordine di lettura, nessuna imposizione. Un libro utilissimo, più adatto alla consultazione che alla lettura.

Ode al suo aroma

Mia soave, di cosa odori?
Di che frutto?
Di che stella? Di che foglia?

Presso
il tuo piccolo orecchio
o sulla tua fronte
mi chino,
ficco
il naso tra i capelli
e il sorriso,
cerco di riconoscere
la stirpe del tuo aroma:
è soave, ma
non è fiore, non è coltellata
di penetrante garofano
o impetuoso aroma
di violenti
gelsomini,
è qualcosa, è terra,
è
aria,
mele o legnami,
odore
di luce sulla pelle,
aroma
della foglia
dell’albero
della vita

con polvere
di strade
e freschezza
d’ombra mattutina
alle radici,
odor di pietre, di fiume,
ma
più simile
a una pèsca,
al tepore
del palpito segreto
del sangue,
odore di casa pura
e di cascata,
fragranza
di colomba
e capelli,
aroma
della mia mano
che perlustrò la luna
del tuo corpo,
le stelle
della tua pelle stellata,
l’oro,
il grano,
il pane del tuo contatto,
e lì,
per tutta la lunghezza
della tua luce furiosa,
sulla tua circonferenza d’anfora,
sul calice,
sugli occhi del tuo seno,
fra le tue ampie palpebre
e la tua bocca di schiuma,
su tutto
lasciò,
la mia mano lasciò
odor d’inchiostro e selva,
sangue e frutti perduti,
fragranza
di obliati pianeti,
di puri
fogli vegetali,

il mio stesso corpo
sommerso
nella freschezza del tuo amore, amata,
come in una sorgente
o nel suono
di un campanile
lassù
tra l’odore del cielo
e il volo
degli ultimi uccelli,
amore,
odore,
parola
della tua pelle, dell’idioma
della notte nella tua notte,
del giorno nel tuo sguardo.
Dal tuo cuore
sale
il tuo aroma
come dalla terra
la luce fino alla cima del ciliegio:
sulla tua pelle io fermo
il tuo palpito
e odoro
l’onda di luce che ascende,
la frutta sommersa
nella sua fragranza,
la notte che respiri,
il sangue che esplora
la tua bellezza
fino a giungere al bacio
che mi attende
nella tua bocca.

(Pablo Neruda)