Modello “Willow” della collezione Strumpet & Pink. Un altro modo di fare poesia.

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Io ero solamente ciò

Io ero solamente ciò
che tu toccavi, quello
su cui – notte fonda, corvina –
la fronte reclinavi tu.

Io ero solamente ciò
che tu là in basso distinguevi:
sembiante vago, prima, e poi
molto più tardi, tratti.

Sei tu ardente, che
sussurrando hai creato
la conchiglia dell’udito
a destra, a manca, là, qui.

Tu che nell’umida cavità,
tirando quella tenda,
hai messo voce, perché
potesse te chiamare.

Cieco ero, nulla più.
Tu, sorgendo, celandoti,
hai dato a me la facoltà
di vedere. Si lasciano scie

così, e si creano così
mondi. Spesso, creati,
si lasciano ruotare così,
elargendo regali.

E, gettata così,
in caldo, in freddo, in ombra, in luce,
persa nell’universo,
ruota la sfera e va.

Iosif Brodskij

Inutili i venti
Per un cuore che è già in porto
Basta con la bussola
Basta con la mappa!
Remare nell’Eden
Ah, il mare!
Potessi questa notte
Ancorarmi in te!

Emily Dickinson

ronnie, mio padre – John Le Carré

Non conoscevo l’autore se non di fama. Ho trovato questo tascabile in un autogrill e mi ha incuriosito. Si tratta di un libro autobiografico in cui, lo scrittore, racconta in tono ironico-amaro, il rapporto con il padre, noto e abile truffatore, eppure considerato dai più  persona estremamente affidabile (e proprio per questo, particolarmente “pericolosa”). Le Carré racconta di un padre quasi costantemente assente, delle sue sporadiche apparizioni sempre motivate da improbabili progetti, delle frequenti fughe della famiglia e del suo coinvolgimento diretto, insieme al fratello, in alcune truffe paterne. Racconta altresì la vergogna, il senso di smarrimento, ma anche l’ammirazione per quest’uomo dall’eleganza e dal fascino irresistibili, nonchè il proprio processo di affrancamento dal padre che, paradossalmente, lo porta, in alcuni casi, ad essere considerato un figlio ingrato. Deliziosa l’ironia con cui vengono narrate le vicende, probabilmente conquistata dall’autore dopo anni di distacco e al riparo dei suoi attuali 70 anni. Da leggere.

Due – Irène Némirovsky

Pubblicato nel 1936 per la prima volta, il libro narra la vita di alcune coppie di giovani, sopravvissuti alla guerra, a partire dagli anni ’20. L’autrice, dalla vita magnifica e drammatica (dopo una brillantissima carriera scome scrittrice verrà, nel 1942, a 39 anni, deportata ad Auschwitz e quindi “eliminata” perchè ammalata di tifo) percorre le fasi del rapporto amoroso, dall’intensa passione guidata dall’unico desiderio di provare piacere, di godere senza nessun tipo di calcolo, di riflessione sul domani, alla sicurezza dell’affetto coniugale, privo di slanci e tormenti, ma, in un certo senso, riposante. Come avviene, nel matrimonio, il passaggio dall’amore all’amicizia ? Quando si smette di tormentarsi a vicenda e si comincia finalmente a volersi bene ? Sono le domande che si pone uno dei protagonisti e alle quali il libro, attraverso un’acutissima analisi dell’animo giovanile prima e più maturo poi, cerca di rispondere. Sorprendente.

Spiegazioni d’amore

C’e un tempo in cui l’amore inizia e un tempo in cui finisce.
Come la pila di una radio senza filo elettrico.
C’è il corto circuito fra due corpi.
Parole profonde.
Grandi come ponti che uniscono una parte della città con l’altra.
Una camicia azzurra che una donna bionda indossa
sorridendo e sotto niente.
La morte legata stretta a una sedia con un tovagliolo alla bocca
e il volto nel vuoto.
C’è il conto segreto che ognuno deve saldare
non so neanch’io quando.
Il sudore sulla fronte. La freschezza sulla pelle.
La pupilla appannata, calda.

Sulla base di ciò (e di altro ancora)
potrei esattamente dire cos’è l’amore.
Due paia di scarpe rovesciate.
Un po’ di affetto. E il cigolio della rete.

Nasos Vaghenas

Incontro

Esitammo un istante,
e dopo poco riconoscemmo
di avere la stessa malattia.
Non vi è definizione
per questa mirabile tortura,
c’è chi la chiama spleen
e chi malinconia.
Ma se accettiamo il gioco
ai margini troviamo
un segno intelleggibile
che può dar senso al tutto.

(Eugenio Montale)