Auto-aiuto

Ho un’amica, tanto cara quanto recente, che, forse per motivi anche professionali, nutre uno sconfinato interesse per i testi di psicologia. Io non li conosco, ma non ho mai provato per essi alcuna curiosità, piuttosto il contrario. Io amo i romanzi, le storie altrui, l’altro da me. In ogni caso finiamo entrambe per apprezzare i libri, motivo per cui ogni nostro aperitivo viene preceduto da un incontro in libreria, dove ci aggiriamo fameliche ognuna per la “propria” sezione, per poi reciprocamente affiancarci, in omaggio all’amicizia, nella caccia e nel controllo della spesa, possibile solo se le finanze lo consentono e se a casa non si hanno già 5-6 libri in attesa di essere letti. E’ successo quindi, come prevedibile a forza di mescolare, che lei si sia trovata a sfogliare un romanzo ed io ad acquistare un libro di psicologia: “Donne che amano troppo” di Robin Norwood. L’ho iniziato ieri sera, con la curiosità ovattata dal pregiudizio.  Immancabile presentazione di Dacia Maraini e poi si parte. La lettura è semplice, il linguaggio chiaro, gli esempi inequivocabili, insomma lo capisco pure io, poi una parola come uno schiaffo. “Auto-aiuto”. L’autrice definisce il proprio libro un manuale di auto-aiuto e la cosa mi mette a disagio, mi sembra stonata, porcellana contro porcellana. Auto-aiuto. Com’è ? Io associo l’aiuto alla presenza di un’altra persona, ad una mano che si tende, ad una fune lanciata…e mi viene in mente Alfredino, 1981, piccola spina conficcata nella stretta gola del mostro artesiano, bimbo inghiottito in un istante, ma digerito lentamente, in 3 giorni, troppe ore, un’ insopportabile quantità di minuti. Alfredino con la sua canottiera a righe ed il suo sorriso ignaro, nella foto che la televisione ci ha tatuato nel cervello. Quanti aiuti allora, quanta gente, mani, funi corpi protesi. Auto-aiuto. Mi devo tirar fuori da sola dal pozzo ?

O Regina reginella (dell’auto-aiuto) quanti passi devo fare ? Arrangiati.

No, non è così. I pozzi son di tanti tipi, così le cadute e le risalite. Da alcuni si esce solo quando si è capito di esserci finiti dentro. Per altri non occorre consapevolezza, solo corde. Per altri, nulla da fare. Auto-aiuto. Ho capito. Chiedo scusa ai genitori di Alfredino.

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