Alcune settimane fa mia nonna ha deciso di andare all’ospizio. Non c’è stato modo di dissuaderla. Ha deciso ed è andata, il tutto talmente rapidamente da lasciare un pò tutti storditi. Ha deciso così per diversi motivi, molti dei quali non sono stati capiti. Ha deciso così come ultima presa di posizione della sua vita, una vita per metà vissuta a decidere per se e per gli altri e a metà vissuta ad adattarsi ad una scelta sbagliata, sbagliata per lei.  Poi con l’incoscenza degli anziani che tornano un pò bambini e in più non hanno granchè da perdere ha preso questa decisione, una variante grottesca di quella che avrebbe dovuto prendere decenni fa. Lei in fondo lo sa, ma non lo ammette. Le bugie che ti racconti per una vita per sentirti un pò migliore di quello che sei, si calcificano nel tempo, e quando hai quasi un secolo di vita è  impossibile scrostarle dall’anima. Meglio così. Ieri, sulla terrazza della sua stanza parlavamo, anzi lei parlava, un pò a fatica, ed io ascoltavo svolgersi quei nodi di pensieri un pò contorti, osservando la donna bionda che in un’altra vita mi lasciava mangiare tutto quello che mia mamma non mi concedeva, mi pettinava placando il mio disappunto raccontandomi la favola del bambino trascinato nel fosso dai pidocchi, mi lasciava tuffare nel materasso di penna dopo che era stato gonfiato e lisciato. Poi silenzio, gli occhi azzurri ormai acquosi per il tanto vedere fissi lontano :”ce l’avevo una bella vita, ma il buon Dio me l’ha portata via”. No, nonna il buon Dio non l’ha portata via a te la vita, ma al nonno e tu hai avuto paura, paura di non farcela, paura della solitudine, ed hai fatto scelte frettolose e sbagliate e hai pagato. Hai ammantato il tutto con un velo di carità, dicendo e dicendoti che hai agito per amore del prossimo. Non è vero. Nonna, io quegli occhi azzurri li conosco, sai che li so leggere. Lo so come ti sei sentita, lo so come quell’ancora, seppur arrugginita e sconosciuta, t’è parsa l’ unico approdo possibile per uscire dal mare delle tue paure.  Lo capisco e non lo giudico. Vorrei solo e tanto che avessi saputo nuotare, o che ti fossi lasciata tenere a galla da qualcuno accanto a te il tempo necessario per ricominciare. Ora non si può più, lo sappiamo, fra un succo annacquato e una mentina guardiamo il tramonto in silenzio, pensando forse a quello che avrebbe potuto essere, ma… buona la prima. Per tutti.

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