Prima che c’incontrassimo quel giorno, Henry mi aveva scritto: “Tutto quel che posso dire è che sono pazzo di te. Ho cercato di scrivere una lettera e non ci sono riuscito. Non vedo l’ora di rivederti. Martedì è così lontano. E non è solo martedì – mi chiedo quando verrai a passare la notte qui, quando potrò averti per un lungo momento. Mi tormenta vederti per qualche ora e poi dover rinunciare a te. Quando ti vedo, tutto quello che volevo dire svanisce. Il tempo è così prezioso e le parole sono estranee, ma tu mi rendi tanto felice, perchè con te posso parlare. Adoro la tua intelligenza, i tuoi preparativi per il volo, le tue gambe come una morsa, il calore tra le tue gambe. Si, Anais, io voglio smascherarti. Sono troppo galante con te. Voglio guardarti a lungo e ardentemente. sollevare il tuo vestito, coccolarti, esaminarti, lo sai che non ti ho quasi guardata ? C’è ancora troppa sacralità radicata in te. Non so come dirti quello che provo. Vivo in un’aspettativa perpetua. Tu arrivi ed il tempo scivola via come in un sogno. E’ solo dopo che te ne sei andata che mi rendo conto completamente della tua  presenza. E allora è troppo tardi. Tu mi ottenebri. Cerco di immaginare la tua vita a Louveciennes, ma non ci riesco. Il tuo libro ? Anche quello mi sembra irreale. Solo quando vieni e ti guardo il quadro diventa più chiaro. Ma te ne vai così rapidamente, che non so cosa pensare. Si, vedo chiaramente la leggenda di Puskin. Ti immagino seduta su quel trono, con i gioielli intorno al collo, sandali, grossi anelli, unghie dipinte, strana voce spagnola, mentre vivi una specie di bugia che non è esattamente una bugia ma piuttosto una favola. Questa è una piccola Anais ubriaca. Dico a me stesso: ‘Ecco la prima donna con cui posso essere assolutamente sincero’. Ricordo che mi hai detto: ‘Puoi ingannarmi, e io non me ne accorgerò.’ Quando cammino lungo i boulevard e penso a questo, non riesco ad ingannarti – e tuttavia mi piacerebbe. Voglio dire che io non potrò mai essere assolutamente leale – non è da me. Amo troppo le donne, o la vita – cioè, non so. Ma ridi Anais… Mi piace sentirti ridere. Sei l’unica donna che ha il senso dell’allegria, una saggia tolleranza – basta così, sembra che sia tu stessa a incitarmi a tradirti. Ti amo per questo. E cos’è che ti spinge a farlo – l’amore ? Oh, è bellissimo amare, ed essere liberi allo stesso tempo.

“Non so cosa mi aspetto da te, ma è qualcosa che assomiglia a un miracolo. Esigerò tutto da te, persino l’impossibile, perchè tu mi incoraggi a farlo. Tu sei veramente forte. Mi piacciono persino i tuoi inganni, i tuoi tradimenti. Mi sembrano aristocratici. (Suona male aristocratico in bocca a me ?)”

“Si, Anais, stavo pensando a come tradirti, ma non ci riesco. Ti voglio. Voglio spogliarti, volgarizzarti un pochino – ah, non so quello che sto dicendo. Sono un pò ubriaco perchè tu non sei qui. Mi piacerebbe tanto poter battere le mani e… voilà Anais. Voglio possederti, usarti, voglio scoparti, voglio insegnarti delle cose. No, io non ti apprezzo – che dio me ne guardi! Forse voglio persino umiliarti un pò – perchè, perchè ? Perchè invece non mi inginocchio ad adorarti ? Non posso, ti amo ridendo. Ti piace questa? E, cara Anais, io sono molte cose. Tu ora vedi solo le cose buone – o quanto meno m’induci a crederlo. Ti voglio per almeno un giorno intero. Voglio andare con te in molti posti – possederti. Non sai quanto io sia insaziabile. O bastardo. E quanto sia egoista!”

“Con te finora mi sono comportato bene. Ma ti avverto, non sono un angelo. Innanzitutto penso di essere un pò ubriaco. Ti amo. Adesso vado a letto: è troppo doloroso rimanere sveglio. Sono insaziabile. Ti chiederò di fare l’impossibile. Cosa sia, non lo so. Probabilmente me lo dirai tu. Tu sei più pronta di me. Amo la tua fica, Anais – mi fa impazzire. E come dici il mio nome! Dio, è irreale. Ascolta, sono molto ubriaco. E mi fa male essere qui da solo. Ho bisogno di te. Posso dirti tutto ? Posso, vero ? Allora vieni subito a scoparmi. Godi insieme a me. Avvolgi le tue gambe intorno a me. Scaldami.”

(Henry Miller – Riportato da Anais Nin in “Henry & June”)

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[…] Chiede di rivedermi. Quando aspetto nella poltrona della sua stanza, e lui s’inginocchia a baciarmi, è più strano di tutti i miei pensieri. Con la sua esperienza mi domina. Mi domina anche con la sua mente, e io sono ridotta al silenzio. Mi sussurra cosa deve fare il mio corpo. Io obbedisco, e nuovi istinti si risvegliano in me. Mi ha concquistata. Un uomo così umano; e io, all’improvviso, sfacciatamente naturale. Sono stupita di ritrovarmi sdraiata sul letto di ferro, con la mia sottoveste nera consunta e stropicciata. E la parte più segreta di me infranta, per un momento, da un uomo che si definisce “l’ultimo uomo sulla terra”.[…]

Anais Nin – Henry & June

Io te vurria mancà

“Io te vurria vasa’ “, sospira la canzone

ma prima e più di questo io ti vorrei bastare,

io te vurria abbasta’,

come la gola al canto come il coltello al pane

come la fede al santo io ti vorrei bastare.

E nessun altro abbraccio potessi tu cercare

in nessun altro odore addormentare,

io ti vorrei bastare,

io te vurria abbasta’.

” Io te vurria vasa’ “, insiste la canzone

ma un po’ meno di questo io ti vorrei mancare

io te vurria manca’,

più del fiato in salita

più di neve a Natale

di benda su ferita

più di farina e sale.

E nessun altro abbraccio potessi tu cercare

in nessun altro odore addormentare,

io ti vorrei mancare,

io te vurria manca’.

-Erri De Luca-

Fare l’amore sotto il sole, nel sole del mattino

Fare l’amore sotto il sole, nel sole del mattino,
in una stanza d’albergo
sopra il vicolo,
dove i poveracci cercano bottiglie; fare l’amore sotto il sole
fare l’amore vicino a un tappeto più rosso del nostro sangue,
fare l’amore mentre i ragazzi vendono giornali
e cadillacs,
fare l’amore vicino a una fotografia di parigi
e un pacchetto aperto di chesterfield,
fare l’amore mentre altri uomini – poveri idioti –
lavorano.
da quel momento a questo…
– potrebbero essere anni nel modo in cui loro misurano,
ma nella mia mente è solo una frase –
ci sono così tanti giorni
in cui la vita si ferma, accosta e si siede
e aspetta come un treno sui binari.
io passo dall’albergo alle 8
e alle 5; ci sono gatti nei vicoli
e bottiglie e vagabondi,
e io guardo su alla finestra e penso,
non so più dove sei,
e continuo a camminare e mi domando dove
va la vita
quando si ferma.
Charles Bukowski

Peccato

Ho peccato, peccato, quanto piacere
nell’abbraccio caldo e ardente ho peccato
fra due braccia ho peccato
accese e forti di caldo rancore, ho peccato.
In quel luogo di buio silenzio appartato
nei suoi occhi colmi di segreti ho guardato,
nel palpito del petto furioso il mio cuore
tremava nei suoi occhi di desiderio in preghiera.
In quel luogo di buio silenzio appartato
accanto a lui al suo fianco sconvolta
la sua bocca desiderio versava tra le labbra mie,
scappata, io, dalle pene del folle mio cuore.
Gli sussurrai piano piano la melodia dell’amore:
ti voglio, ti voglio, anima mia
ti voglio, ti voglio, abbraccio che infiamma
ti voglio, amore mio pazzo.
Il desiderio nei suoi sguardi fiamme avvampava,
il vino nero nella coppa tremava e danzava.
Il mio corpo sul tenero letto
sul suo petto ubriaco oscillava.
Ho peccato, peccato, quanto piacere
accanto all’estatico fremito di un corpo.
Oddio, mio Dio, che cosa ho mai fatto
in quel luogo di buio silenzio appartato?
Forough Farrokhzad