Stamattina ero in ospedale per un esame da niente. Irrilevante. Ero insieme a persone destinate a prove ben più ardue della mia. Irrilevante. L’ansia mi riempie gli spazi vuoti come l’alta marea fra gli scogli. Quando non ho una cosa specifica di cui preoccuparmi mi preoccupo di tutto il resto, cerco ansiosamente qualcosa di cui preoccuparmi. Mi sono portata un libro da leggere. Comincio, ma non capisco cosa leggo perchè la mia testa è impegnata a stilare l’elenco delle cose di cui mi devo preoccupare. Rileggo. Rileggo. Se la mia testa non molla, io nemmeno. Rileggo. Vaffanculo. Rileggo. E poi…

[…]E’ novembre, l’uomo sente calare la saracinesca dell’inverno. Nelle notti che il vento strappa dalle radici gli alberi più esposti, la pietra e il legno della capanna si sfregano tra loro e mandano una nenia. Il fuoco schiocca baci di conforto. L’aspro di fuori dà spallate, ma la fiamma accesa tiene insieme legno e pietra. Finché brilla nel buio, la stanza è una fortezza.[…]

Inutile che dica chi ha scritto queste righe. Falso che dica che mi hanno tranquillizzato, ma sono passate, hanno bucato l’ansia ed è un pò come quando i raggi del sole si infilano fra i nuvoloni che sembra che arrivi dio. Nessun mezzo miracolo, solo un buon momento.

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