[…] Gli zoccoli del camoscio sono le quattro dita del violinista. Vanno alla cieca e non sbagliano millimetro. Schizzano su strapiombi, giocolieri in salita, acrobati in discesa, sono artisti da circo per la platea delle montagne. Gli zoccoli del camoscio appigliano l’aria. Il callo a cuscinetto fa da silenziatore quando vuole, se no l’unghia divisa in due è nacchera di flamenco. Gli zoccoli del camoscio sono quattro assi in tasca a un baro. Con loro la gravità è una variante al tema, non una legge.[…]

[…] Aveva visto i camosci saltare i precipizi in piena corsa, uno dietro l’altro eseguendo l’identica sequenza di passi nello slancio da una sponda all’altra. Il loro salto era un rammendo tra due bordi, un punto di sutura sopra il vuoto. C’entrava l’invidia per la superorità della bestia, da cacciatore ammetteva la bassezza che inventa l’espediente, l’agguato da lontano. Senza certezza di inferiorità manca la spinta a mettersi all’altezza.[…]

Questo è un pò, solo un pò, di Erri De Luca. Leggendo la sua prosa si avverte una musica. E’ la poesia. Mi piace ritrovarla nella prosa. Mi piace la mancanza di confine fre le due. Erri De Luca è un poeta, e casualmente anche un uomo, o, se casualmente non può essere, è uomo perchè alla poesia occorreva un “traduttore”. Per cui la natura ha provveduto. Erri De Luca fondamentalmente è poesia. Poesia sotto pelle.

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