8° Sondaggio Inutile

… ma soprattutto, Marrazzo era attivo o passivo ? Tutto il resto è noia…

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Ti criticheranno sempre,
parleranno male di te

e sarà difficile che incontri qualcuno

al quale tu possa andare bene come sei.

Quindi: vivi come credi, fai quello che ti dice il cuore…

la vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali.

Canta, ridi, balla, ama…

e vivi intensamente ogni momento della tua vita…

prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi….

Charlie Chaplin

La cerimonia del tè

Nella cerimonia del tè, la preparazione del matcha (una polvere di foglie macinate dal colore brillante) è una forma di meditazione. Eseguire il rito per il proprio amante può essere uno dei momenti più belli della vita, per assaporare l’unicità di un luogo, di un momento e del vostro rapporto. Così come per tutte le cose che valgono la pena di essere fatte, bisogna attenersi a uno stile ben preciso, fare pratica e osservare molte regole per raggiungere l’eccellenza che vi consentirà di entrare in questa “zona Zen”. Allo stesso modo dovrete predisporvi a fare l’amore e a godere del piacere raggiunto. Lo scopo della cerimonia è quello di trovare l’ordine, l’equilibrio e l’armonia in voi stesse e insieme alle persone che condividono con voi questa esperienza. E’ l’esaltazione della bellezza estetica delle cose mondane, della superiorità dello spirito sulla materia, è un’oasi di pace rubata agli impegni di tutti i giorni. Il rito tradizionale comincia entrando in una capanna con il tetto di paglia lungo il sentiero di un giardino. Il suo interno semplice e disadorno esprime un’eleganza dimessa (wabi). Inchinandovi per entrare, vi spoglierete delle vanità terrene per indossare un atteggiamento umile e remissivo. L’atmosfera solenne dei gesti rituali vi permetterà di raggiungere uno stato di massima concentrazione. Innanzitutto, assaggiate qualche frutto di stagione candito, quindi sorseggiate il tè verde, chiaro e spumoso, utilizzando raffinate ciotole e utensili scelti con cura per l’occasione. Il borbottio dell’acqua che fuma nel bricco, il delizioso contrasto fra l’aroma leggermente amaro delle erbe e la dolcezza intensa dei canditi, la bellezza degli oggetti e dell’ambiente risveglieranno i vostri sensi.

(L’arte giapponese del sesso – Jina Bacarr)

La fiera

E di nuovo fiera. No, non sagra, fiera. Qui arriva la fiera. Che ogni anno sembra che non sarà più la stessa cosa, che tanto ormai,  e invece poi alla fine… Ho un animo truzzo. Alessandro me lo ricorda. Ed è vero. Ne ho conferma ogni 3′ domenica di ottobre. Mi trovo bene in quel frastuono di casse, di ritmi che defibrillano, di inviti ai giri di giostra, urlati nei microfoni, sempre uguali, da anni. Mi piace l’odore dello zucchero filato che si mischia alla nebbia del mattino, si scioglie nel sole del primo pomeriggio e si cristallizza dopo il tramonto. Crêpes, caldarroste e patatine fritte, musica, voci e vestiti nuovi. Gente da fiera, persone che appaiono solo in quest’occasione, calano dalle frazioni con il vestito della domenica e un figlio in più, mentre quello dell’anno prima fugge sempre più veloce da loro, affamati di incontri, affamati di chiacchiere, si fumano le sigarette e il pomeriggio. Gente da fiera, persone che non si vedevano da anni, facce che spariscono bambine e riappaiono adulte. Mi piace osservare tutto questo mentre inseguo mia figlia e la sua fretta di vivere. Mi piace smaltire così il pranzo, la dogmatica sequenza di portate intorno alle quali gli uomini discutono di uno stesso argomento e le donne tengono contemporaneamente ognuna un proprio monologo. Impossibile mangiare altro, davvero. Senz’altro fuori discussione fare altre chiacchere. Tant’è che nel tardo pomeriggio ci si trascina entusiasti a bere l’aperitivo, mani ghiacciate e stomaco stordito. Un giro, due giri, ruotano i bicchieri, ruotano gli incontri. E tutto questo è fiera. Ed è vero che non dura più tanti giorni, che non si fa più amicizia con gli zingari e che gli zingari al massimo son bergamaschi e si chiamano “endy” con la “e” e nemmeno fregano più le biciclette, non si accampano più nella via principale che tornando da scuola sembrava tutto un altro paese, incasinato e col bucato sempre steso, ma in festa. Ed è vero che i giri costano il doppio e durano la metà (soprattutto la domenica), e che i giri del lunedì li fai sulle giostre mezze smontate che sembra sia passato un tornado, e che il trenino si perde nelle rotonde, ma in fondo non cambia niente. E’ sempre fiera.

Non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo… salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l’unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l’ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. E’ lì che salta tutto, non c’è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che tu non puoi nemmeno immaginare.

(Oceano Mare – A. Baricco)

E ciò che voglio è l’amore,
l’amore spensierato e quello che rimette tutto in discussione,
quello che fa rinascere,
l’amore passionale, l’amore lontano, il fine amore,
quello che vi costringe a superarvi,
l’amore platonico, l’amore sessuale,
l’amore lieve, l’amore oscuro, l’amore luminoso,
l’amore tenero,
l’amore fedele, l’amore infedele,
l’amore geloso, l’amore generoso,
l’amore libero, l’amore sognato,
l’amore adorazione, l’amore mistico, l’amore istintivo,
l’amore che si fa, il prima, il durante e il dopo l’amore,
l’amore che brucia, l’amore pudico,
l’amore segreto, l’amore gridato,
l’amore che fa male al corpo, l’amore che fa bene al corpo,
l’amore che paralizza e quello che dà le ali,
l’amore a morte, l’amore a vita,
il primo amore, l’amore perduto,
l’amore ferito, il prossimo amore,
perché non ci sono regole,
perché è necessario inventare i propri amori,
inventare la propria vita.

Alina Reyes