Quando tu chiudi gli occhi…

Quando tu chiudi gli occhi le tue palpebre sono aria.
Mi trascinano;
vado con te, dentro.
Non si vede nulla, non si sente nulla.
Superflui gli occhi e le labbra, in questo mondo tuo.
Per sentire te non valgono i sensi consueti, che si usano con gli altri.
Bisogna attenderne di nuovi.
Si cammina al tuo fianco sordamente,
al buio, inciampando nei forse, nelle attese;
sprofondando verso l’alto con gran peso di ali.
Quando tu riapri gli occhi io torno fuori, ormai cieca,
inciampando ancora, senza vedere,
nemmeno qui.
Senza sapere più vivere nè in quell’altro, nel tuo,
nè in questo mondo scolorito dove io vivevo.
Incapace, indifesa fra l’uno e l’altro.
Andando, venendo dall’uno all’altro quando tu vuoi,
quando apri, quando chiudi le palpebre, gli occhi.

(Perdo Salinas)

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Il corpo

Interessante oggetto il corpo. Unica porta verso l’esterno, unica finestra per l’interno… o viceversa, è lo stesso. Il concetto è che il corpo costituisce confine, barriera e contemporaneamente via, mezzo. Collega e separa. Unisce e divide. E’ il mezzo per il quale una carezza si fa amore, una parola emozione. E’ la scogliera contro la quale si infrangono i contatti. E’ l’ostacolo che impedisce di fondersi con qualcun’altro, di penetrarlo completamente e di esserne completamente penetrati. E quando amiamo baciamo, tocchiamo, mordiamo, stringiamo, esploriamo, rovistiamo il corpo della persona che amiamo, cerchiamo un accesso, una strada per l’anima.

La carne è lì, scopabile, scopata, ma in fondo non basta. Vogliamo la persona, quella che sta nascosta al caldo dentro il corpo. Vogliamo farci incontrare, nascosti al caldo nel nostro corpo.

Pudore – Santiago Roncagliolo

In una Lima che affoga nella nebbia, la storia di una qualunque famiglia i cui componenti convivono con dei segreti, inconfessabili per vari motivi…. per pudore. Piccolo libercolo interessante. Mi piace molto il nonno… infinitamente dolce la sua ricerca un pò confusa di amore, ovvero di compagnia poi trovata in una sua coetanea, sua vecchia conoscenza, ormai completamente persa nei fumi della vecchiaia. Massì.

La grammatica di Dio – Stefano Benni

Raccolta di racconti in puro stile “Bennico”. Anzi no, alcuni si, altri meno. In ogni caso, sempre dolce-salato, sempre ironico, comico e poi drammatico. Sempre acuto. Sa scavare nei punti giusti (mia sorella direbbe: Anna, esiste un aggettivo per descrivere tutto questo… ma Anna non conosce questo aggettivo). A questo punto leggerò ogni suo scritto o non troverò la pace.

Stabat Mater – Tiziano Scarpa

Letto in 1 giorno. Non male. Particolare. Mi è piaciuta molto l’ambientazione, mi è piaciuto sbirciare Vivaldi, immaginarlo nel quotidiano, inseguire la creazione della sua musica. Un pò meno m’è piaciuta la “fuffa” di incubi costellati di pesci morti e acque scure della protagonista, che ho sinceramente trovato superflua. Devo ascoltare Vivaldi.