Vorrei che i tuoi Natali non fossero colmi di doni – segnali a volte sfacciati delle nostre assenze – ma di attenzioni.

Vorrei che gli adulti che incontrerai fossero capaci di autorevolezza, fermi e coerenti: qualità dei più saggi.

La coerenza, mi piacerebbe per te.

E la consapevolezza che nel mondo in cui verrai esistono oltre alle regole le relazioni e che le une non sono meno necessarie delle altre, ma facce di una stessa luna presente.

Mi piacerebbe che qualcuno ti insegnasse a inseguire le emozioni come gli aquiloni fanno con le brezze impreviste e spudorate; tutte, anche quelle che sanno di dolore.

Mi piacerebbe che ti dicessero che la vita comprende la morte.

Perché il dolore non è solo vuota perdita ma affettività, acquisizione oltre che sottrazione.

La morte è un testimone che i migliori di noi lasciano ad altri nella convinzione che se ne possano giovare: così nasce il ricordo, la memoria più bella che è storia della nostra stessa identità.

Mi piacerebbe che qualcuno ti insegnasse a stare da sola, ti salverebbe la vita.

Non dovrai rincorrere la mediocrità per riempire vuoti, né pietire uno sguardo o un’ora d’amore. Impara a creare la vita dentro la tua vita e a riempirla di fantasia.

Adora la tua inquietudine finché avrai forze e sorrisi, cerca di usarla per contaminare gli altri, soprattutto i più pavidi e vulnerabili.

Dona loro il tuo vento intrepido, ascolta il loro silenzio con curiosità, rispetta anche la loro paura eccessiva.

Mi piacerebbe che la persona che più ti amerà possa amare il tuo congedo come un marinaio che vede la sua vecchia barca allontanarsi e galleggiare sapiente lungo la linea dell’orizzonte.

E tu allora porterai quell’amore sempre con te, nascosto nella tua tasca più intima.

(P. Crepet)

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Big Kahuna

Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare.
Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite.
Ma credimi tra vent’anni guarderai quelle tue vecchie foto.
E in un modo che non puoi immaginare adesso.

Quante possibilità avevi di fronte
e che aspetto magnifico avevi!
Non eri per niente grasso come ti sembrava.

Non preoccuparti del futuro.
Oppure preoccupati ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un’equazione algebrica.

I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.

Fa’ una cosa ogni giorno che sei spaventato: canta!

Non essere crudele col cuore degli altri.
Non tollerare la gente che è crudele col tuo.

Lavati i denti.

Non perdere tempo con l’invidia: a volte sei in testa, a volte resti indietro.
La corsa è lunga e, alla fine, è solo con te stesso.

Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti.
Se ci riesci veramente, dimmi come si fa…

Conserva tutte le vecchie lettere d’amore,
butta i vecchi estratti-conto.

Rilassati!

Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita.
Le persone più interessanti che conosco a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita.
I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.

Prendi molto calcio.

Sii gentile con le tue ginocchia,
quando saranno partite ti mancheranno.

Forse ti sposerai o forse no.
Forse avrai figli o forse no.
Forse divorzierai a quarant’anni.
Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio.
Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso,
ma non rimproverarti neanche: le tue scelte sono scommesse,
come quelle di chiunque altro.

Goditi il tuo corpo,
usalo in tutti i modi che puoi,
senza paura e senza temere quel che pensa la gente.
E’ il più grande strumento che potrai mai avere.

Balla!
Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.

Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai.
Non leggere le riviste di bellezza:
ti faranno solo sentire orrendo.

Cerca di conoscere i tuoi genitori,
non puoi sapere quando se ne andranno per sempre.
Tratta bene i tuoi fratelli,
sono il miglior legame con il passato
e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.

Renditi conto che gli amici vanno e vengono,
ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.
Datti da fare per colmare le distanze geografiche e gli stili di vita,
perché più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.

Vivi a New York per un po’, ma lasciala prima che ti indurisca.
Vivi anche in California per un po’, ma lasciala prima che ti rammollisca.

Non fare pasticci con i capelli: se no, quando avrai quarant’anni, sembreranno di un ottantacinquenne.

Sii cauto nell’accettare consigli,
ma sii paziente con chi li dispensa.
I consigli sono una forma di nostalgia.
Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio,
ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte
e riciclarlo per più di quel che valga.

Ma accetta il consiglio… per questa volta.

Valore

Considero valore ogni forma di vita,
la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finchè dura il pasto,
un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e’ risparmiato,
due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varra’ piu’ niente,
e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua,
riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo,
accorrere a un grido,
chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordarsi di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’e’ il nord,
qual’e’ il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo,
la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare
e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.

(Erri De Luca)

Definizione di dolore

Il dolore è stato definito dall’Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore (IASP) come “un’esperienza spiacevole, sensoriale ed emotiva, associata ad un danno dell’organismo attuale o potenziale“. Il dolore ci avverte che qualcosa sta funzionando male nel corpo o sta per avvenire un danno. Nella pelle ci sono migliaia di cellule che sono recettori per il calore, per il freddo, per la pressione, per il tatto e per il dolore. Quando c’è un danno al corpo (per esempio dopo una ferita) queste piccole cellule spediscono informazioni al cervello. Ciò prima produce una situazione d’allarme ma poi, se persiste, procura sofferenza e disagio.

Dolore acuto e dolore cronico

Il dolore acuto è un dolore ad inizio recente e di durata limitata. Esso generalmente ha una correlazione identificabile con un danno del corpo o con una malattia. Spesso va via contemporaneamente alla guarigione. Il dolore acuto è un sintomo d’allarme che segnala quindi un danno attuale o possibile. Ad esempio il dolore alla mano avvicinata al fuoco e quindi subito retratta.

Il dolore cronico invece continua per periodi più lunghi di tempo, qualche volta anche nonostante la guarigione del danno originale. In questi casi non ha funzione di allarme e diventa dannoso per le sofferenze che causa. Il dolore cronico, a lungo andare, può produrre sentimenti di rabbia, di tristezza e di disperazione. Può modificare la personalità, procurare insonnia, interferire con le relazioni interpersonali. Generalmente un programma terapeutico completo può prevedere anche farmaci antiansia o antidepressivi che oltre ad intervenire sui sintomi collaterali servono ad aumentare l’efficacia degli stessi antidolorifici.

(da Wikipedia)

PPT

Ho avuto le prove, se non dell’esistenza di Dio, certamente di quella di un paradiso possibile. E l’esperienza è replicabile. Non semplice, ma replicabile.

Prendiamo un mattino di fine Settembre, di quelli che per diversi anni a fila succedono nella vita delle persone. Sole che è un lontano parente di quello estivo, umidità che sale dal basso, umidità che scende dall’alto, condensa sul mondo.

Prendiamo il miele di tiglio, il suo sapore persistente, un pò mentolato, un pò affumicato, cristallizzato al punto da dover mercanteggiare l’affondo del cucchiaio.

Prendiamo una noce, grossa e oleosa. Buona.

Tutto è lecito purchè noce e miele vengano a contatto: mettere un pò di miele sulla noce, seppellire la noce nel miele martellando col cucchiaio e poi ripescarla (operazione che spesso rivela un lato inelegante).

Ottenuta la copula, alè, in bocca. E qui inizia il lavoro duro. Il tutto NON va avidamente deglutito. No. Masticare, bisogna masticare. Usiamo i molari. Diamo un senso più alto a otturazioni, capsule, intarsi, perni. Ammortizziamo le migliaia di euro spese e le mitragliate di iniezioni anestetiche. Il lavoro si fa sempre più duro perchè noce e miele, dopo l’iniziale disapprovazione d’esser stati masticati si arrendono, si fondono, si sciolgono e vanno a morire sulla lingua. E’ un gusto rotondo, le pareti dolci ed il cuore leggermente amarognolo. morbidomieleduranoce. Il miele muore rotolando in avanti, la noce si lascia cadere all’indietro. I meno meritevoli a questo punto deglutiranno, commossi. E tutto finirà. Eiaculatio precox. Il paradiso non è per tutti. Bisogna masticare ancora un pò, lasciare che il sapore riempia la bocca, lento lento, che lo spirito dei due salga al palato, come l’umidità del mattino. Quando non ce n’è più, si può deglutire. Ci siamo guadagnati un istante di paradiso in terra.

Perchè sei sempre triste?, gli ho chiesto.

Non sono triste.

Si che lo sei.

Non è quello, mi ha detto. Mi ha detto che secondo lui la gente vive per anni e anni, ma in realtà è solo in una piccola parte di quegli anni che vive davvero, e cioè negli anni in cui riesce a fare ciò per cui è nata. Allora, lì, è felice. Il resto del tempo è tempo che passa ad aspettare o a ricordare.

Quando aspetti o ricordi, mi ha detto, non sei nè triste nè felice. Sembri triste, ma è solo che stai aspettando, o ricordando. Non è triste la gente che aspetta, e nemmeno quella che ricorda. Semplicemente è lontana.

Io sto aspettando, mi ha detto.

Cosa?

Sto aspettando di fare ciò per cui sono nato.

(Alessandro Baricco – Questa storia)