Il pensierino…

Martedì giornataccia, mattinata estremamente impegnativa. Sono tornata a casa con lo sguardo mite e malinconico (e gli occhi non erano la parte dolente…). Stanca.

Nel tardo pomeriggio, di ritorno dal lavoro è passata mia sorella a trovarmi (quando non lavoriamo ognuna è se stessa) con un “pensierino”… in un sacchetto di carta. Profonda conoscitrice se non della mia anima, sicuramente della mia gola, mia sorella: un porcino di dimensioni considerevoli. Questo è un pensierino !!!! Periodo bizzarro per i porcini, dicono, nessuno li vuole e costano pochissimo. Pazzi. Periodo fantastico per i porcini… come il mare in settembre… o anche Ottobre andando abbastanza a sud. Ho iniziato a riflettere sulle mille possibilità di questo mio regalo. Ho escluso il risotto perchè è obbligatorio il burro, sia per il soffritto che per la mantecatura, Marchesi docet (et io confermo) e pare non corra feeling fra me il burro… ho escluso il cartoccio, la griglia, la gratinatura perchè il mondo si aspetta che lo condivida…. poi, di colpo, la luce:

Tagliatelle ai porcini (nel mio caso… al porcino !)

Ingredienti per 4 persone
300 g tagliatelle
500 g porcini
4 denti d’aglio
40 g lardo di d’Arnad
5 cucchiai di olio extravergine d’oliva
½ bicchiere di vino bianco secco
1 peperoncino rosso fresco
1 mazzetto di prezzemolo


Preparazione
Pulite delicatamente i porcini da eventuali residui terrosi aiutandovi con un coltellino ed una pezzuola di cotone leggermente inumidita. Tagliateli poi non troppo finemente. Mettete in padella i 4 denti d’aglio interi, il lardo tagliato a fiammifero, l’olio extravergine ed il peperoncino tagliato e privato dei semi. Quando il soffritto sarà pronto togliete l’aglio, unite i funghi e, a fuoco allegro, attendete che evapori tutta l’acqua di vegetazione. Sfumate con il vino bianco e proseguite la cottura. Nel frattempo lessate le tagliatelle in abbondante acqua salata, scolatele molto al dente, e proseguite la cottura facendole saltare in padella con i funghi (aiutatevi con dell’acqua di pasta). Spolverizzate con prezzemolo tritato e servite immediatamente su piatti caldi.

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XLIV sonetto

Saprai che non t’amo e che t’amo
perché la vita è in due maniere,
la parola è un’ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.

Io t’amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l’infinito,
per non cessare d’amarti mai:
per questo non t’amo ancora.

T’amo e non t’amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.

Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t’amo quando non t’amo
e per questo t’amo quando t’amo.

(Cento sonetti d’amore – Pablo Neruda)

Pane e Tulipani

Scena 104
Parcheggio supermercato – Esterno giorno

Fernando: Rosalba, da quando lei è partita la vita è una palude
la notte mi tormenta, il giorno mi delude.
Se ho fatto questo viaggio vi è un’unica cagione:
che lei torni a illuminar la mia magione.

Rosalba: Fernando, che sorpresa… Mi coglie impreparata…

Fernando: La colgo a far la spesa, lo so ch’è indaffarata.

Rosalba: Questo è mio figlio Nicola… E lui è Fernando.

Fernando: Mi rendo conto che la situazione le apparirà bizzarra, tuttavia sarei venuto a reclamare sua madre.

Nic: E perché?

Fernando: Perché la amo.

Scena 105
Venezia – Cortile negozio di fiori – Esterno notte

Fernando: Permette questo ballo?

Rosalba: Non vorrei sembrarle precipitosa, ma… ci dessimo del tu?

(Pane e Tulipani – Silvio Soldini)