Candele

… Poi in giardino si fece buio di colpo e suonò il campanello, e Mila arrivò vestita da mare, un pareo azzurrissimo e una maglietta color cioccolato, “Buon compleanno”, disse al ragazzo, “Ho sentito il profumo delle candele e l’ho seguito con gli occhi socchiusi”, “Ma le devo ancora accendere”, disse lui trovando il coraggio di baciarle una guancia, anche lei lo baciò, poi si girarono insieme e le videro: sul tavolo bruciavano forte sette candele di tutti i colori: quella bianca, più bella di tutte, odorava di legno invecchiato abitato da gnomi; una verde, lunga e magrissima, profumava d’amore dei giorni di sole; quella nera, con riflessi d’argento, aveva aroma di fiori in un prato d’aprile; una semplice, di forma impossibile, aveva sapore di cannella e tè verde; quella smeraldo, venata di giada, portava l’ odore dei capelli baciati; una larga, di cera di vespe, sapeva di pepe e campagna bagnata; l’ ultima della fila, piccola e scura, era il regalo del vecchio barbuto: sapeva di gatto arrivato per caso, d’amante infedele dagli occhi di luna, di giorni d’ estate passati a scrivere storie, di case in silenzio ad ascoltare le trame, di vita che corre e ti strega tristissimo, di compleanni d’agosto e pomeriggi morenti, di felicità che scoppia insperata, di una festa bellissima con una torta e una donna, di sette candele che bastano a tutto, del coraggio che serve a stare bene con niente.

(Flavio Soriga – L’amore a Londra e in altri luoghi)

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