Onde

Mia nonna mi abita di fronte, a pochi passi, oltre il cortile. Abbiamo 52 anni di differenza e orari simili la mattina… oppure io mi alzo più tardi e lei è più lenta, ma poi ci troviamo ogni giorno, io a finir la doccia e lei ad iniziare le preghiere. Abbiamo le finestre aperte io e mia nonna, lei perchè pensa di doverlo agli altri, io perchè penso di doverlo a me… e la sua voce arriva, stanca e tranquilla, ogni giorno a chiedere non so se di darle o di toglierle, ogni giorno ad accettare… a parole. Ed i suoi riti si confondono ai miei, il sacro al profano, ed il ritmo del suo rosario attraversa i cespugli di lavanda e diventa per me risacca, la sua voce carica di decenni di solitudine scavalca i gerani e si mischia come un olio da massaggio alle mie creme ed io mi spalmo malinconia ed essenze e le trasformo in pelle morbida e voglia di vivere.  Te la vorrei restituire nonna questa voglia, passare sulla pelle così sottile finchè non ti arrivi al cuore… e invece ascolto la tua voce che arriva come onde di un mare calmo, rubo il suono delle tue preghiere e lo chiudo nei miei barattoli.

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Candele

… Poi in giardino si fece buio di colpo e suonò il campanello, e Mila arrivò vestita da mare, un pareo azzurrissimo e una maglietta color cioccolato, “Buon compleanno”, disse al ragazzo, “Ho sentito il profumo delle candele e l’ho seguito con gli occhi socchiusi”, “Ma le devo ancora accendere”, disse lui trovando il coraggio di baciarle una guancia, anche lei lo baciò, poi si girarono insieme e le videro: sul tavolo bruciavano forte sette candele di tutti i colori: quella bianca, più bella di tutte, odorava di legno invecchiato abitato da gnomi; una verde, lunga e magrissima, profumava d’amore dei giorni di sole; quella nera, con riflessi d’argento, aveva aroma di fiori in un prato d’aprile; una semplice, di forma impossibile, aveva sapore di cannella e tè verde; quella smeraldo, venata di giada, portava l’ odore dei capelli baciati; una larga, di cera di vespe, sapeva di pepe e campagna bagnata; l’ ultima della fila, piccola e scura, era il regalo del vecchio barbuto: sapeva di gatto arrivato per caso, d’amante infedele dagli occhi di luna, di giorni d’ estate passati a scrivere storie, di case in silenzio ad ascoltare le trame, di vita che corre e ti strega tristissimo, di compleanni d’agosto e pomeriggi morenti, di felicità che scoppia insperata, di una festa bellissima con una torta e una donna, di sette candele che bastano a tutto, del coraggio che serve a stare bene con niente.

(Flavio Soriga – L’amore a Londra e in altri luoghi)

Amore è un’onirica costante

Amore è un’onirica costante

in cui Donna è nessun’altra che Lei,

è un tango fra anime incalzante

l’annichilente menzogna dei desii bei.

Vaporosa, l’amorosa sensazione,

strazia e brucia e seppur non sembra

la sua fiamma fa la peggior ustione

e scioglie di dentro viscere e membra.

Rode di gelosia lo sguardo,

molti dolcissima, soave t’amarono.

M’attanaglia la tua pelle di Luna,

per le tue mani brucio e ardo.

Dove forse altri occhi di fretta passarono,

più sostavano i miei, d’Amor digiuna.

(Francesco Bonicelli)

Amande

Più prosa che poesia fra le righe di questa giornata fin qui dai ritmi non miei, ma ora il tempo s’è fermato ad aspettarmi, che non aveva altri impegni e ne possiamo parlare.

Non mi piace parlare di cose serie, a meno che non ne sia costretta e anche in quel caso, preferirei ascoltare. Non mi piace dover distinguere fra cosa è serio e cosa non lo è. Non mi piace dover seguire strade tracciate da altri. Non mi piace chi di colpo ti lascia la mano. Non mi piace fingere.

Mi piace il mio corpo. Non parlo delle forme, alle quali comunque sto attenta, parlo delle sensazioni, quelle che mi da (fra un dolore e l’altro) e quelle che io do a lui. Parlo della pelle, di come accarezzandola riesca a toccarmi certi pensieri, ad addolcirli, a rallentarli. Parlo dei pensieri, di come cullandoli in testa riesca a diluirli lungo il corpo, scioglierli, scaldarli.

Le Concentré de Lait d’Amande è una crema per il corpo  alla mandorla de L’Occitane, azienda provenzale adagiata fra campi di lavanda e uliveti. E’ la mia ultima scoperta. E’ passione per la sua bontà e malinconia per averla trascurata fino ad oggi. Spalmarla lentamente ogni mattina è un rito. Ha più a che fare con lo spirito che con l’idratazione: sono le mie mani che raccontano una favola al mio corpo, è il mio corpo che restituisce sogni. Mi occorrono partenze molto lente… amande, un bicchiere di vino sotto un pergolato frondoso…. amande, ballare piano nella fresca ombra di un corridio di una vecchia casa… amande, un bacio lento che ricomincia ogni volta che sta per finire… amande, infinite carezze… amande, un sapore che assomiglia al tuo nel mio…

Ora è tornata un pò di poesia fra le righe di questa giornata di prosa.

Una serie di sfortunati eventi…

… questa mattina mi hanno impedito di ponderare in modo opportuno.

Ho inaspettatamente finito lo scrub… a metà corpo, dopo qualche istante di disperata agonia durante i quali ho spremuto gli ultimi rimasugli di crema dal tubo agevolando la manovra con un fluido turpiloquio. Poi, più nulla. Non è bello. Nell’estremo tentativo di lenire la sofferenza per l’improvvisa perdita ho fatto una maschera contorno occhi e bocca, ma te lo senti quando stai mentendo a te stessa e io non potevo nascondere la mia sofferenza dietro uno strato di crema (che per altro non fa un cazzo…xchè se avesse fatto qualcosa mica l’avrei sparata sta cosa del mentire a se stessi). Per farla breve sono dovuta ricorrere all’arma segreta, premere il pulsante rosso, abbassare la leva, girare la chiavetta sotto il vetrino, spezzare la targhetta con il codice di autenticazione… insomma, usare il grattino da doccia della Lush allo zucchero di canna e zenzero. “Grattino” è un eufemismo… credo possa essere utilizzato anche per sverniciare i mobili.

Non bastasse, ho altrettanto inaspettatamente finito la crema idratante. Il cosmo trama contro di me.

Comunque, capite bene, con mezzo corpo scrubbato, l’altrà metà sverniciata, la maschera contorno occhi/labbra che non fa una fava, priva di un’idonea crema idratante non posso pensare di riflettere lucidamente sul mio atteggiamento nei confronti della vita.

Ponderiamo

Ho perso 5 Kg in poco più di un mese e ne provo una malsana (ah… ipocrisia, che neppur l’inchiostro porta via) soddisfazione. “Malsana” dovrebbe esserlo perchè non li ho persi nobilmente, pesando porzioni, rinunciando fieramente al carboidrato, stillando l’olio per il condimento come fosse quello dell’estrema unzione. No, li ho persi perchè sono costretta ad una noiosissima dieta in bianco da una leggermente meno noiosa colite, quindi niente forza di volontà, livello di eroismo pari a 0… ma vuoi mettere scivolare in una 42 come se l’avessero creata per te o essere portata ad esempio in palestra di come la costanza nell’allenamento paga, “guardala è ora che sbocciano i risultati capitalizzati in mesi di duro lavoro”… io davanti a tutto questo entusiasmo mica me la sento di precisare che in realtà si basa quasi tutto su un delicato equilibrio fra chicci di riso e sedute sulla tazza. Si perchè crederci è importante, per certe cose la motivazione fa tanto. Io lo so e difatti ora mentre sgazzello da un wc ad un altro cerco i motivi di questo mio stato.  Potendo scegliere mi piacerebbe avere un’intolleranza alimentare: è una cosa certa, curabile, ed è un pò come un ciondolo di Guess: va di moda, ce l’hanno praticamente tutti e ti senti quasi in diritto di esserne ingiustificatamente orgogliosa. Ma alla fine, dopo aver sondato (e sto usando il verbo “sondare” quanto mai a proposito) ogni mio anfratto sono abbastanza certa non mi verrà riscontrato nulla (o meglio, nulla a parte una manciata di innoque schifezze di quelle che sbriciolano autostima e sex appeal in 3 sintetiche righe) che giustifichi la discesa, macchè, l’ascesa alla mia adorata 42 (stai a vedere che alla fine la palestra…) Ovviamente parlo così perchè ho già sospettato, elaborato, fortemente creduto di avere un tumore, massacrando i coglioni a chiunque nel raggio di Km (presente le onde d’urto delle atomiche ?!) per poi giungere in quel mistico limbo di rassegnazione misto a falsa stoicità (con annessa espressione “Ecce ancilla Domini; fiat mihi secundum verbum tuum” e forse anche alone luminoso around) che si possono permettere solo le persone che non hanno un tumore e in fondo lo sanno. Ora il gastroenterologo mi ha confermato che fondamentalmente sono una testa di cazzo, ma, sarà anche per via dei 105 €, l’ha fatto in modo piuttosto garbato. Ed è questo secondo me il punto… cioè, la testa (e forse anche un pò il cazzo…mmmm…) e stamattina mentre facevo la doccia ho abbozzato la teoria dell'”alibi incastrato”  di cui ora non vi posso parlare perchè oggi era il giorno che non lavo i capelli e quindi la doccia era corta e non ho potuto opportunamente elucubrare. Domani scrub corpo e impacco capelli da digitopressare sulla cute prima dello shampoo: ci vedo tutti gli estremi per un’approfondita ulteriore riflessione.